Dalla tassellatura del piano

alla pavimentazione di spazi urbani

 

 

Autori:

di Judith Flagg Moran, Kim Williams

(traduzione a cura di Roberto Di Martino)

 

Le tracce della cultura materiale di tutte le civiltà che ci hanno preceduto, testimoniano della seduzione che i motivi geometrici, da sempre, esercitano sull’uomo. Questo fascino si traduce nella propensione che spinge gli esseri umani a decorare tutto ciò che li circonda: gli oggetti, i corpi, l’ambiente.

Dall’inizio di questo secolo, alcuni studiosi di neurofisiologia cognitiva e neuroscienze – come Stanislas Dehaene e Brian Butterworth – stanno studiando i processi cerebraliutilizzando le formidabili tecniche per immagine oggi disponibili. Ma anche la sofisticata scansione PET, che visualizza l’attività di un cervello mentre elabora l’immagine del motivo geometrico di un tappeto peruviano, non ci fornisce alcun orientamento nell’affrontare questioni attinenti il perché questa attività cerebrale sia da considerare piacevole oppure cosa abbia indotto il tessitore a creare quel motivo per la prima volta. Alcuni noti autori di testi sulla psicologia dell’arte – come E. H. Gombrich e Rudolph Arnheim – hanno tentato di rispondere a domande di questo tipo ipotizzando una relazione tra la capacità di percepire i motivi e il processo di costruzione dello sviluppo cognitivo attraverso il riconoscimento di strutture, correlando quindi questa abilità percettiva al successo evolutivo stesso della specie umana. In Intuizione e intelletto, nuovi saggi sulla psicologia dell’arte”, Arnheim afferma:

La percezione deve ricercare la struttura. La percezione infatti è la scoperta della struttura. La struttura ci dice cosa siano le componenti delle cose e secondo quale tipo di ordine interagiscano [2].

Gombrich ne Il senso dell’ordine, dichiara la propria convinzione che l’umano senso dell’ordine sia “radicato nell’eredità biologica” e lega la percezione dei patterns alla sopravvivenza stessa:


Ernest Gombrich
Io credo che nella lotta per l’esistenza l’organismo abbia sviluppato un senso dell’ordine non tanto perché, in genere, l’ambiente fosse ordinato ma piuttosto perché la percezione richiede una griglia in base alla quale individuare deviazioni dalla regolarità.[3]

 

In tempi più recenti, John Barrow in L’universo come opera d’arte riecheggia le tesi di Gombrich quando assegna alla capacità di riconoscere l’ordine nell’ambiente lo status di strumento per la sopravvivenza: il riconoscimento dell’ordine è benefico per la sopravvivenza. L’abilità di estrarre la sagoma di una tigre dal motivo di fondo costituito del fogliame nella giungla, costituisce senz’altro un efficace strumento di sopravvivenza. Barrow sostiene che, nel corso del cammino evolutivo, la capacità di riconoscere l’ordine, ad un certo punto, cambia statuto passando da strumento di adattamento a scopo in sé: riconoscere l’ordine diventa un piacere, nasce l’estetica.

Nell’accogliere la tesi di fondo di Barrowche “probabilmente la più fondamentale delle risposte umane all’ambiente, affinate dalla selezione naturale, è l’abilità di percepire e classificare i patterns” [4], vogliamo sottolineare due aspetti di questo argomento che ci sembrano particolarmente interessanti. Primo: la cognizione, come tratto biologico, è influenzabile nel tempo, cioè è “soggetta a evoluzione”.[5] Secondo: le nostre abilità di percepire l’ordine si sono evolute, così come la nostra capacità di riconoscere ciò che costituisce ordine e pattern.

Ciò appare particolarmente vero alla luce di quanto è accaduto alla fine del ventesimo secolo. Siamo stati indotti ad accettare nuove configurazioni come ordinate, perché abbiamo imparato ad accettare nuovi criteri di ordine. In altre parole, abbiamo allargato e sviluppato il nostro senso dell’ordine.
Due delle più note di queste nuove famiglie di patterns sono i frattali e le configurazioni aperiodiche (come, ad esempio, le tassellature di Penrose e tutte quelle derivate o correlate). Il riconoscimento e la generazione di questi motivi è stato reso possibile, in buona parte, dalla rivoluzione delle tecnologie informatiche. La generazione dei motivi tradizionali – un tempo condotta manualmente con il laborioso meccanismo delle traslazioni ripetute – è stata soppiantata dalle tecniche di iterazione rapida, oggi attuabili grazie al prodigioso sviluppo del computer, che permettono di ottenere immagini straordinarie di frattali o di pavimentazioni a-periodiche in pochi secondi. La natura istantanea delle moderne tecnologie di comunicazione permette inoltre di divulgare queste immagini in tempi brevissimi.

Le due famiglie di motivi, citate ad esempio, sono venute a conoscenza di una parte significativa del grande pubblico grazie al loro utilizzo come strumento di modellizzazione. I frattali sono stati e sono tuttora largamente utilizzati dalla computer grafica per creare artificialmente forme che appaiano naturali; le tassellature di Penrose (scoperte alla fine degli anni Settanta) furono invece utilizzate negli anni Ottanta come modello visivo per i quasicristalli [6], la “nuova forma della materia”. Questa scoperta fu più volte divulgata dalle colonne del New York Times e “sbattuta in prima pagina” da altri media. Quando configurazioni come queste diventano di pubblico dominio, assurgono inevitabilmente anche a materia di riflessione per gli artisti che iniziando a farne oggetto di ricerca estetica, allargano il proprio vocabolario di configurazioni.


M. C. Escher

Gli artisti svolgono un ruolo fondamentale nel processo di integrazione nella percezione comune di un nuovo senso dell’ordine verso l’ambiente. Uno degli artisti contemporanei più ispirato dai motivi, M. C. Escher, diceva nel 1965:

 

anche se sono rimasto un profano in campo matematico, e se manco ancora di conoscenze teoriche, i matematici, e in particolare i cristallografi, hanno avuto un'influenza notevole sul mio lavoro de­gli ultimi vent'anni. Le leggi dei fenomeni che ci circondano - ordine, regolarità, ripetizioni cicliche e rinascite - hanno assunto per me un'importanza sempre maggiore. La consapevolezza della loro esistenza mi procura pace e conforto. Cerco con le mie stampe di testimoniare che viviamo in un mondo bello e ordinato, e non in un caos senza forma, come talvolta sembra.

È affascinante immaginare l’uso che Escher (che morì nel 1975) avrebbe potuto fare nel suo lavoro di frattali e motivi aperiodici.

In queste pagine, abbiamo scelto di considerare i patterns dal punto di vista della decorazione di pavimenti, cioè l’applicazione di motivi geometrici ai pavimenti di opere architettoniche o di spazi urbani. La decorazione di edifici è comune a tutte le culture e in tutti i tempi. La scelta del disegno pavimentale spesso riflette i valori di una cultura nei confronti dell’ordine.


Leon Battista Alberti

Ad esempio, durante il Rinascimento, Leon Battista Alberti scriveva:

Principalmente si consiglia di occupare l’intero pavimento con linee e figure musicali e geometriche, per modo che la mente dei presenti sia in ogni maniera attratta verso la cultura. [8]

 

Principalmente si consiglia di occupare l’intero pavimento con linee e figure musicali e geometriche, per modo che la mente dei presenti sia in ogni maniera attratta verso la cultura. [8]

Alberti rende esplicita la preferenza rinascimentale per le cosiddette proporzioni armoniche che furono il marchio di fabbrica dell’architettura dell’epoca. È significativo che Alberti scelga il pavimento come oggetto delle proprie prescrizioni architettoniche. Il pavimento spesso serve come tela per la rappresentazione di idee implicite nell’Architettura. Il pavimento, in genere, è la più grande superficie ininterrotta nell’edificio. I patterns del pavimento non sono semplicemente una decorazione ordinata a livello locale ma contribuiscono in modo significativo ad un più generale senso di ordine nell’ambiente edificato. Attraverso gli spazi decorati, si esplicita l’organizzazione che governa l’edificio. I disegni pavimentali possono indicare una gerarchia di spazi nell’edificio, possono segnalare direzioni di movimento attraverso questi spazi suggerendo ancheritmi e velocità di percorrenza.
Questo lavoro in nessun modo si pone come rassegna del design pavimentale, Il nostro intento è quello di illustrare la continua evoluzione del nostro senso dell’ordine, analizzando alcuni pavimenti storici realizzati all’inizio del millennio che si è appena concluso e quelli di due progettisti che hanno operato verso la sua fine.