Science wars

 


Alan Sokal
C'è un episodio legato agli STS che ha prodotto, volenti o nolenti, l'immagine prevalente nei non addetti ai lavori di questa area di studi e che ha posto con chiarezza il problema di chi è legittimato a parlare di scienza emerso con chiarezza nella storia del PUS. Si tratta del famoso caso Sokal, quando nel 1996 il fisico americano Alan Sokal pubblicava sulla rivista di studi letterari americani Social Text un articolo dal titolo misterioso:

Transgressing the boundaries. Toward a Transformative Hermeneutics of Quantum Theory9. L'articolo offriva interpretazioni stravaganti di certi risultati di Logica, Matematica e Fisica, invocando l'autorità di celebri sociologi e filosofi. Due mesi dopo, nella rivista Lingua Franca, Sokal rivelava che l'articolo apparso in Social Text era una beffa escogitata allo scopo di dimostrare l'irresponsabilità intellettuale e lo scarso controllo di qualità diffuso nelle riviste umanistiche. L'obiettivo più ampio era di svelare la tentazione scientista degli umanisti e muovere una critica all'interpretazione relativista delle teorie scientifiche.

Non ci vogliamo addentrare nella lunga discussione che è seguita al caso Sokal, né vogliamo stabilire l'utilità o le ragioni di una parte o dell'altra coinvolte. Quello che ci interessa far emergere dal caso Sokal, al di là delle banalizzazioni e strumentalizzazioni fatte, è che gli STS non sono ben accetti dagli scienziati poiché pongono la questione politica di chi ha il diritto di parlare di scienza: gli studiosi di scienza e tecnologia o gli scienziati? Inoltre, la beffa Sokal è risultata utile all'interno della comunità degli STS poiché ha innescato una riflessione sui loro limiti e prospettive.