Più comunicazione, più comprensione?

 

C'erano già gli esseri umani quando i dinosauri erano i dominatori del pianeta? Secondo un'indagine del 2002, più della metà dei cittadini statunitensi ritiene di sì. Più della metà del Paese più industrializzato e potente del mondo crede, senza troppe ansie, che circa cento milioni di anni fa accanto a tirannosauri, pterodattili e velociraptor di varia natura, anche l'Homo sapiens facesse la sua parte. I fautori del PUS, paladini dell'idea monodirezionale della comunicazione scientifica, si devono essere preoccupati non poco. Primo, perché i dinosauri non sono un'eccezione, una svista in fondo perdonabile: se si va a sondare la comprensione del significato di molecola, di laser, di DNA, o si cerca di capire se l'opinione pubblica sa cosa significa conoscere qualcosa scientificamente, la situazione non sembra affatto migliorare. Secondo, perché i risultati di queste indagini arrivano dopo anni di sforzi rivolti a rimediare all'analfabetismo scientifico diffuso nella popolazione e ritenuto la causa principale di tutti i mali.
Nel 2000, un importante documento dell'House of Lord britannica, in titolato Science and Society, aveva fatto una dura requisitoria al Public Understanding of Science e in particolare al cosiddetto deficit model, ponendolo di fatto davanti a un bivio: o si produceva un cambiamento, per rendere effettivo un maggiore dialogo con i cittadini, o la politica non avrebbe più seguito la scienza sulla strada intrapresa quindici anni prima.

Per quasi vent'anni sotto l'egida istituzionale ma per molti più anni se consideriamo le attività precedenti al rapporto Bodmer scienziati, giornalisti, curatori museali e tanti altri si sono dedicati infatti in differenti contesti nazionali a migliorare la comprensione della scienza da parte del pubblico, qualunque cosa voglia significare. Le attività di comunicazione pubblica della scienza sono state e rimangono numerose ed estremamente varie. Eppure, i dati delle indagini svolte soprattutto negli Stati Uniti (ma poi in Europa e nel resto del mondo) mostrano che il numero di persone che si possono considerare alfabetizzate rimane sostanzialmente basso e invariato nel tempo. Nonostante l'impegno e le risorse impiegate nella comunicazione, l'approccio al problema del rapporto fra scienza e società secondo la prospettiva di riempire il gap conoscitivo del pubblico sembra quindi essere fallito7. In più, stando sempre alle indagini quantitative svolte finora, il legame tra conoscenza e atteggiamento nei confronti della scienza è tutt'altro che chiaro e lineare. Contrariamente a quanto ci si potrebbe ingenuamente aspettare, più conoscenza della scienza non si traduce automaticamente in un maggior sostegno alla ricerca. L'approccio dall'alto verso il basso da solo non è in grado di fronteggiare il rapporto fra scienza e pubblico, molto più sfumato e complesso di quanto scienziati e politici avessero mai immaginato.