PUS: origini, motivi, aspettative

 

Margaret Thatcher
Verso la fine del 1985, il morale degli scienziati inglesi non doveva essere alto. Erano gli anni in cui Margaret Thatcher guidava il Regno Unito e la lady di ferro, a dispetto della sua formazione in Chimica, non aveva messo la scienza fra le priorità del suo governo. Pochi soldi per la ricerca, fuga dei cervelli verso gli Stati Uniti, scarse iscrizioni ai corsi di Scienze naturali, in particolare a Fisica e Matematica: non si poteva rimanere indifferenti.

Un gruppo di circa mille e cinquecento fra scienziati e ingegneri di Sua Maestà prende in mano la situazione e lancia un appello pubblico in difesa della ricerca. Save British Science è il titolo di un articolo apparso il 13 gennaio 1986 sul Times in una mezza pagina acquistata dagli scienziati con la raccolta di fondi legata alla campagna. Il clima di ristrettezze tatcheriane e le conseguenti preoccupazioni sul futuro della ricerca producono un cambiamento radicale nella riflessione sul rapporto fra scienza e pubblico. Eminenti ricercatori guidati dal genetista Sir Walter Bodmer, in compagnia di personaggi del calibro di John Ziman o del documentarista David Attenborough, nel 1985 si mettono dietro a un tavolo per stilare per conto della Royal Society una relazione dal titolo inequivocabile: The Public Understanding of Science3.

È il rapporto Bodmer, la pietra angolare con cui, volenti o nolenti, da quel momento in poi tutti coloro che si sono dedicati a studiare le interazioni fra scienza e società hanno dovuto fare i conti. Nasce un approccio che in seguito sarà ferocemente criticato, e parzialmente superato, ma che ha il merito di spostare esplicitamente l'attenzione degli analisti e dei politici sul pubblico, sulla comprensione della scienza e della tecnologia. Il concetto di Public Understanding of Science era comparso varie volte nel corso del Novecento in molte delle attività legate alla Guerra fredda. In diversi contesti nazionali, era emerso il crescente riconoscimento del ruolo della scienza nello sviluppo economico e nel benessere collettivo, così come la consapevolezza sempre maggiore da parte dei politici del bisogno di approvazione sociale per i cambiamenti legati allo sviluppo tecnoscientifico. Non si era però affermato, fino a quel momento, un paradigma dominante e chiaramente riconoscibile.

Per il funzionamento di una democrazia avanzata è necessario che i cittadini sappiano di scienza, sottoscrivono i firmatari del documento. I benefici per la nazione derivanti da una divulgazione scientifica ampia, sistematica e strutturata (almeno sulla carta) sono garantiti. Si va dai vantaggi scientifici a quelli economici, da quelli militari a quelli ideologici, per non trascurare le motivazioni intellettuali ed estetiche. È il trionfo di un programma pedagogico-illuminista che ricorda i progetti educativi in voga del diciannovesimo secolo. Non c'è più spazio per le iniziative sporadiche e volontaristiche. Lo sviluppo della scienza, legato a doppio filo con il suo rapporto con la società, non può più permettersi che siano i professori in pensione o i ricercatori meno promettenti a curare le relazioni con il resto della collettività: "gli scienziati devono considerare un loro dovere la comunicazione con il pubblico", concludono gli autori del rapporto.

Proprio riguardo al pubblico, nel documento Bodmer c'è piena condivisione dei presupposti su cui si reggono le riflessioni sull'alfabetizzazione scientifica maturate soprattutto in ambito statunitense: solo aumentando il suo livello nella popolazione si potranno risolvere le incomprensioni e i dubbi il più delle volte ingiustificati e mossi da ti mori irrazionali nei confronti della scienza. La comunicazione è relegata al ruolo di traduzione. La divulgazione scientifica è un caso peculiare tra le attività di diffusione del sapere: si basa sul presupposto che il pubblico a cui si rivolge sia ignorante ma che allo stesso tempo voglia sapere, abbia una sorta di quella che è stata definita libido sciendi.

Con questa ricetta, non è solo la Gran Bretagna a investire ingenti risorse sulle attività di divulgazione e comunicazione della scienza. L'industria" del PUS si diffonde a macchia d'olio in tutto il mondo.
Secondo Steve Fuller, l'origine britannica del PUS ha condizionato la diffusione pii questo concetto e la ricerca in questo campo almeno in due modi4. Il primo deriva dal fatto che in Gran Bretagna le strutture per il finanziamento alla ricerca su base nazionale sono nate relativamente tardi rispetto a Stati come la Germania, la Francia, il Giappone e (dopo la seconda guerra mondiale) gli Stati Uniti. In tutti questi Paesi, c'è tradizionalmente una vicinanza con la sfera politica, meno presente nel Regno Unito dove gli scienziati sono stati quindi da sempre più abituati a promuovere campagne pubbliche in favore della scienza. Gli spettacoli di Faraday e le conferenze di Huxley nell'Ottocento e i milioni di copie vendute da Stephen Hawking oggi non sono quindi un caso. Con la fine dell'impero sovietico, della Guerra fredda e l'ascesa del neoliberalismo verso la fine degli anni `80, gli scienziati del Regno Unito sono perciò tra i primi a interpretare un cambiamento planetario dei rapporti fra scienza e politica e a sfruttare il loro storico bagaglio di esperienze nel rapporto con il pubblico. In molti altri Paesi, di fronte al le radicali transizioni politico-scientifiche, non resta che seguire l'esempio anglossassone. Il secondo effetto è una conseguenza della proverbiale avversione in Gran Bretagna alle istituzioni pubbliche. Insofferenza che genererà il tentativo di secolarizzare la scienza da parte di molti studiosi del PUS, attribuendo, per esempio, a varie comunità la legittimità di contestare le iniziative scientifiche promosse dallo Stato ogni volta che entrino in conflitto con gli interessi locali.
Secondo queste due linee di sviluppo, a partire dal 1985, in poco più di vent'anni, sostanzialmente tutti i governi dei paesi industrializzati si dotano di agenzie, gruppi, comitati finalizzati alla promozione del Public Understanding of Science senza, peraltro, un accordo unanime sul suo significato. L'etichetta PUS conquista comunque il favore di amministratori pubblici su scala locale, nazionale e internazionale ed entra nei piani di politica scientifica e tecnologica dei governi.


Sir Walter Bodmer
Il rapporto Bodmer è stato anche il punto di partenza da cui si sono sviluppate, con chiarezza, nell'ambito degli studi sul rapporto tra scienza e pubblico, due linee di ricerca estremamente differenti tra di loro. La prima è quella che fa riferimento alle inchieste campionarie, focalizzatasi nello studiare cosa le persone sanno di scienza.

La seconda, di natura più qualitativa, si è focalizzata sui modi in cui i non-scienziati interpretano l'informazione scientifica nei contesti socio-culturali d'appartenenza, su quali aspettative hanno nei confronti della scienza e della tecnologia.
Nelle fasi precedenti alla nascita del PUS britannico le critiche ai presupposti, ai limiti e alle conseguenze del modello lineare di comunica zione della scienza, abbracciato dagli estensori del rapporto Bodmer, si erano dimostrate rare e indirette. Fino agli anni '70, gli studi a disposizione al di fuori del filone dei questionari si erano basati su considerazioni pedagogiche, su quanto, se e come (per esempio) è possibile tradurre al meglio la scienza per un pubblico ampio senza venir meno all'accuratezza. Nel 1985, era stata pubblicata un'importante raccolta di saggi dedicati alle forme e alle funzioni della divulgazione scientifica5 che mostrava come la diffusione lineare delle informazioni scientifica fosse tutt'altro che un semplice e neutro processo di traduzione. Se pur molto importanti, queste ricerche non mettevano in discussione il ruolo della scienza nel dettare le regole del gioco, ritenendo meritevoli di attenzione solo le questioni ritenute problematiche dagli scienziati stessi. Il pubblico rimaneva sullo sfondo, inattivo e debole nella contrattazione. A dire il vero, verso la fine degli anni '70 e gli inizi degli anni `80 i movimenti ambientali e femministi, gli studi di laboratorio, la crescita della ricerca sulla percezione del rischio legata alle catastrofi ecologiche e militari, avevano già fortemente contestato i modelli lineari di comunicazione della scienza. Nonostante ciò, l'impostazione originaria del PUS non risentì di queste critiche. Una distanza geografica, culturale, forse ideologica, separava le differenti comunità accademiche. Si affermava un paradigma politico dominante in mancanza di uno culturale secondo cui il problema nei rapporti tra scienza e società era la comprensione della scienza da parte del pubblico6.