Introduzione

 

L'influenza della conoscenza scientifica nelle società contemporanee è ormai un luogo comune. La scienza è onnipresente. Elemento cruciale per la supremazia militare ed economica, fonte di alcuni tra i grandi dilemmi della nostra epoca, motore per lo sviluppo e la competizione capitalistica, straordinaria forza culturale, la scienza ha cambiato per sempre il nostro modo di produrre, di comprare, di spostarci, di comunicare. Ha contribuito a riorganizzare il lavoro, ridistribuire la violenza e la ricchezza, ridefinire l'ingiustizia e la demografia, ridisegnare le città e i mercati, plasmare le campagne e i mezzi di trasporto.
Questo luogo comune ne porta con sé un altro: quello dell'ambivalenza dei rapporti tra scienza e società. Come è ben rappresentato nei media, nella letteratura, nell'arte, l'immagine pubblica della scienza è a volte quella di un'impresa razionale per eccellenza; altre volte quella di un'attività dai connotati quasi magici. La scienza è dipinta come un'avventura carica di tenerezza e di aspetti inquietanti, generosa di promesse ma gravida di pericoli, fonte di una conoscenza "universale", "obiettiva", di tutti e per tutti ma allo stesso tempo dotata di un linguaggio inaccessibile ai più. Fumetti, cinema, disegni animati dipingono uno scienziato che sembra appartenere a due mondi. Ora è un tipo svampito, disordinato; ora un lucido e razionale manager del conoscere. Alternativamente (o contemporaneamente), lo scienziato è raccontato come matto e appassionato o come un freddo calcolatore privo di sentimenti, geniale inventore, eroe del progresso, benefattore dell'umanità o diabolico manipolatore, accecato dal delirio di onnipotenza o al soldo di personaggi senza scrupoli. Capire quanto ci sia di vero in questi luoghi comuni non è un problema superfluo. Dalle immagini pubbliche della scienza, può dipendere l'accettazione o il rifiuto di una teoria; su di loro si basa non solo il confine che distingue la scienza dalla politica, dalla religione, da altre forme di conoscenza ma anche le scelte sulle ricerche future.

La questione non è nuova nella storia della scienza ma il connubio fra tecnoscienza e sviluppo economico-sociale, inauguratosi a partire dalla Seconda Guerra Mondiale, in Occidente, non ha precedenti. Tanto che il rapporto tra scienza e società è diventato specifico oggetto di interesse di una classe di ricercatori che ha ritenuto necessario rompere con gli studi tradizionali di Storia, Filosofia e Sociologia della scienza.

Le conseguenze sociali dello sviluppo della scienza e della tecnologia sono così importanti e pongono interrogativi così radicalmente nuovi sostengono questi studiosi che non basta indagare le basi filosofiche della conoscenza scientifica, la storia delle singole discipline, le dinamiche della scienza come istituzione sociale. Occorre un nuovo corpus di conoscenze che fornisca un forum dove tutti coloro che sono coinvolti nell'assegnare un posto alla scienza e alla tecnologia nelle società democratiche possano discutere complicate questioni tecniche.