Piergiorgio Odifreddi

Insegna Logica Matematica presso le Università di Torino e di Cornell (USA).
Collabora con il quotidiano la Repubblica e ha vinto nel 1998 il Premio Galileo assegnatogli dall'Unione matematica italiana per la sua attività di divulgazione

 

 

 


P.Odifreddi


Le menzogne di Ulisse

Longanesi ed. , Milano, 2004-10-29
pp. 286; Euro 15,00

 

Fa notizia - ancor prima che per i suoi contenuti - solo per il fatto di essere “in classifica”. E’ uno dei librio più venduti in queste settimane : da quanto tempo non succedeva per un libro di Matematica, ma sì - concediamolo pure ai “puristi intransigenti” - di divulgazione matematica ?

Le menzogne di Ulisse” di Pier Giorgio Odifreddi sono il racconto di 20 storie : “perché dunque non raccontare alcune vicende intellettuali della Matematica alla stregua di storie, per il solo gusto di dirle a che abbia voglia di ascoltarle ?”. Si va dall’antichità - Omero, Parmenide, Zenone etc. - alla Matematica del Novecento, con Bourbaki, Hilbert, Godel, Turino, etc. . Il sottotitolo del volume parla dell’avventura della Logica, da Parmenide ad Amartya Sen. D’altra parte - osserva Odifreddi - “dopo il terremoto prodotto da Boole la Logica ha cessato di essere un’occupazione per soli filosofi, psicologi e linguisti, com’era stata fino a metà Ottocento, e ha invaso gli istituti e le facoltà di Matematica, di Informatica, di Ingegneria e di Scienze cognitive, dov’è diventata uno strumento essenziale per lo studio non soltanto del pensiero e del linguaggio, ma anche dell’Algebra, dei calcolatori, dei circuiti e del cervello”.


Georg Cantor

La storia che dà il titolo la libro è quella di Ulisse, “l’eroe che nell’Iliade e nell’Odissea viene presentato come il mentitore per eccellenza. (…) Per mentire bisogna essere tutt’altro che cretini : semmai, è a dire la verità che si rischia di fare la figura degli ingenui o degli ottusi. (…) E Ulisse non lo è, e dice la verità mentendo : l’esatto simmetrico dei Gesuiti, che mentono dicendo la verità”.
Insomma - avete capito - lo stile è quello inconfondibile di Odifreddi. Brioso, accattivante, un po’ dissacratore. Ecco come viene raccontato il travaglio spirituale di Cantor , alle prese alla fine dell’Ottocento con il concetto di infinito.

Cantor dimostrò addirittura che di infiniti ce ne sono infiniti (…). La cosa insospettì immediatamente la Curia romana, abituata a identificare l’infinito con Dio : con più infiniti, infatti, il monoteismo rischiava di andare a farsi benedire ! (…) Cantor, che era cristiano battezzato, visitò in Vaticano il cardinale Franzelin, prefetto del Sant’Uffizio, e gli spiegò che gli infiniti di cui si parlava in Matematica erano tutti relativi (…). Ma le contraddizioni spaventano solo i matematici e le persone razionali, non certo i cardinali e i credenti. Franzelin diede dunque l’imprimatur alla nuova teoria, a condizione che i nuovi numeri definiti da Cantor venissero chiamati transfiniti, “oltre il finito”, e non infiniti (…). Oggi l’aggettivo è rimasto immutato, mentre per colmo dell’ironia i numeri introdotti da Cantor si chiamano, infatti, con buona pace del Vaticano, cardinali”.