Piergiorgio Odifreddi

Dal libro di Piergiorgio Odifreddi, di prossima pubblicazione per la casa editrice Longanesi, tutto dedicato alle interviste con alcuni Premi Nobel e "Medaglie Fields", ricaviamo questa intervista a Enrico Bombieri.

 

Bombieri è l'unico matematico italiano, finora ..., ad aver vinto la "Medaglia Fields" (nel 1974).


INTERVISTA A
ENRICO BOMBIERI

Enrico Bombieri

Da quando, più di duemila anni fa, Euclide dimostrò che i numeri primi sono infiniti, scoprire come sono distribuiti è diventato uno dei problemi fondamentali della teoria dei numeri, e ha dato origine a innumerevoli congetture: dall’ipotesi dei primi gemelli, secondo la quale ci sono infinite coppie di primi la cui differenza è 2 (come 3 e 5, o 10.006.427 e 10.006.429), all’ipotesi di Riemann, che costituisce il più famoso e importante problema aperto della matematica, al quale Marcus Du Sautoy ha dedicato L’enigma dei numeri primi (Rizzoli, 2004).

Il libro si apre con il racconto di un famoso pesce d’aprile
giocato nel 1997 da Enrico Bombieri alla comunità dei matematici, nel quale si annunciava lo smacco della soluzione del problema da parte di un fisico delle particelle. E se la gente ci cascò, fu perché Bombieri è considerato l’eminenza grigia dei numeri primi: in particolare, per aver dimostrato il teorema del valor medio sulla loro distribuzione, che ha contribuito a fargli vincere la medaglia Fields nel 1974, e a farlo così diventare l’unico italiano che abbia mai ottenuto l’ambìto riconoscimento.
Senso dello humour a parte, gli interessi extra-matematici di Bombieri sono innumerevoli: dipinge ritratti, cerca funghi, colleziona francobolli, conchiglie e ceramiche islamiche... L’abbiamo incontrato il 13 ottobre 2003 e il 26 gennaio 2006 nel suo studio all’Institute for Advanced Study di Princeton, che reca tracce di tutti questi interessi alle pareti e sugli scaffali delle librerie.

 

Vogliamo parlare della matematica, che è allo stesso tempo la regina delle scienze e la bestia nera degli studenti?

Mi sembra di notare in questi ultimi anni una diffidenza del
pubblico verso la scienza in generale. La matematica, poi,
non è mai stata la sua beniamina. Come diceva un mio amico:
"Finché si insegnerà algebra nelle scuole, la gente continuerà a pregare". Dobbiamo cercare di mostrare al pubblico che la matematica non è fine a se stessa, e che non va sottovalutata perché è uno strumento fondamentale di tutte le scienze.

E per quanto riguarda invece le arti?

Basta leggere uno scrittore come Borges, con le sue biblioteche di Babele che si estendono all’infinito, con i suoi giardini dai sentieri che si biforcano in continuazione, per rendersi conto di come la matematica possa ispirare il poeta e lo scrittore. Anche nelle arti figurative e nella musica l’artista ha sempre cercato proporzioni matematiche, da Piero della Francesca a Schoenberg.

 

Benché la matematica sembri essere un’impresa senza tempo, quella moderna è molto diversa da quella antica. In che cosa si differenziano?

La matematica del passato, pur senza perdere validità, viene inglobata in teorie più ampie, e il punto focale della ricerca si sposta. I problemi fondamentali della matematica antica o sono stati risolti, o sono passati in secondo piano.

Anche i matematici di oggi sono diversi da quelli di ieri. Il dilettantismo dei grandi amatori, da Fermat a Pascal, ha lasciato il posto al professionismo tipico dei tempi moderni, dall’arte allo sport.

Leonhard Eulero
È inevitabile che con l’aumentare delle conoscenze la figura leonardesca dello scienziato universale sia scomparsa. La specializzazione ha effetti positivi, quali il rendimento immediato, ma ne ha anche di negativi, dall’incomunicabilità degli specialisti alla difficoltà di tenere il passo dello sviluppo.

Occorrono anche i generalisti, che servono a coordinare il sapere ed evitare
errori anche banali, quali la confusione di alcuni dati in centimetri e altri in pollici che ha provocato lo sfracellamento della sonda di Marte.

Il romanzo Zio Petros e la congettura di Goldbach di Doxiadis (Bompiani, 2000) presenta una visione della matematica come ricerca maniacale di soluzioni di problemi del massimo livello. Lei è d’accordo?

Ho letto il libro, e non credo che la ricerca abbia senso solo se si raggiungono alte vette. La scienza procede in maniera assai più complessa, e alle grandi conquiste si arriva per piccoli passi. Ma anche i fallimenti hanno il loro ruolo, perché alla fine indicano la retta via.

A proposito della congettura di Goldbach, che afferma che ogni numero pari è la somma di due numeri primi, proprio il suo lavoro ha permesso di fare dei passi avanti verso la soluzione.

Non mi sono mai occupato direttamente del problema, ma alcuni miei risultati sulla distribuzione dei numeri primi sono stati di qualche utilità nell’avvicinarsi alla soluzione. Ritengo però, e non sono il solo, che la congettura di Goldbach sia poco più di una curiosità: utile per verificare l’efficacia di nuovi strumenti matematici e metodi di studio dell’aritmetica, ma di scarso interesse per sé.

Ha un modello di matematico, un grande nome ai quali si ispira?
Qualcuno, per dire, di cui terrebbe la foto sulla scrivania?


Jean-Pierre Serre
Ogni matematico ha i propri idoli. Tra i personaggi del passato ammiro in particolare Eulero, per l’eccezionale ingegnosità, originalità e vastità della sua ricerca. Tra i colleghi moderni il mio modello è Jean-Pierre Serre: mi piace paragonare la facilità, profondità ed eleganza del suo pensiero con la musica di Mozart.

Parlando di vincitori di medaglie Fields, come Serre e lei, qui all’Istituto c’è anche Edward Witten. Ma sta in un altro edificio, perché ufficialmente è un fisico.

Le idee di Witten hanno rivoluzionato i metodi di studio degli spazi a 3 e 4 dimensioni, che sono proprio quelle in cui viviamo. L’interazione della fisica con la matematica sta crescendo, con successi che possiamo definire spettacolari. Ma anche l’informatica ha ispirato una nuova area della matematica: la teoria della complessità. E l’analisi del genoma ha portato a nuovi sviluppi del calcolo combinatorio. Direi che la matematica di oggi
stia attraversando un periodo felice, di massima interazione con le altre scienze.

 

La matematica sta anche invadendo campi come l’etica e la morale. Lei pensa che sarà possibile realizzare una specie di sogno leibniziano allargato, arrivando a prendere decisioni mediante un «calculemus»?

Questa domanda ha un sapore fantascientifico. Certamente sono stati fatti progressi enormi nel quantificare, attraverso la matematica, fenomeni che sono tipici dell’economia, delle scienze sociali e della politica. L’utilità pratica della teoria dei controlli o della teoria dei giochi è innegabile e porterà benefici per tutti nel futuro prossimo, non solo in quello remoto. Tuttavia, ridurre le decisioni a calcoli più o meno automatici mi sembra una pericolosa utopia.

Da un punto di vista personale, che cosa vuol dire essere un matematico? Quali sono le gioie e le soddisfazioni di un mestiere così lontano da quelli della gente comune?

Per me essere matematico è stato come rispondere a una vocazione, che mi ha dato grandi soddisfazioni e della quale non mi sono mai stancato. È sempre una grande gioia arrivare a comprendere una teoria nuova, e immaginare cosa di bello e utile potrà venirne fuori.

 

Quali sono stati i momenti più toccanti della sua carriera, dal punto di vista emotivo?

In generale, i rari momenti in cui, dopo un periodo di lavoro intensissimo, in pochi secondi tutto diventa improvvisamente chiaro, il grande ostacolo viene aggirato e la mente può spaziare su un nuovo panorama. Nello specifico, le ricerche che ho condotto con Ennio de Giorgi sulle superfici minime e sulle equazioni che controllano il fenomeno della tensione superficiale, utili nello studio della capillarità.

 

Che interessi ha un matematico, al di fuori del suo lavoro? Ad esempio, so che dipinge e colleziona varie cose.

La pittura è la mia seconda attività, più una passione che uno svago. Mi piacciono molto il disegno e l’acquaforte, e prediligo i temi figurativi. Il periodo del collezionismo è passato, mi è rimasta solo una collezione di conchiglie di tutto il mondo. Mi piace anche leggere, in particolare la poesia. Certamente la matematica e la scienza non sono tutto, c’è tanto altro di bello da conoscere. Il sapere è inesauribile.