Giornata della

 

Agosto 1944
Nasce il primo calcolatore elettronico

Una delle pagine più importanti del progresso scientifico e tecnologico del Novecento viene coinvolta nella caccia agli ebrei e nel sostegno al nazismo. Ma l'IBM riesce a lavorare contemporaneamente con i tedeschi e con gli Alleati.

di Pietro Nastasi

Conclusioni

L'1 settembre 1939 Hitler invade la Polonia. Nella primavera del 1940, segue l'occupazione del Lussemburgo, dell'Olanda e del Belgio. All'inizio dell'estate, l'Italia entra in guerra. Era chiaro che, prima o poi, anche gli USA sarebbero entrati in guerra. Lo fecero l'8 dicembre 1941, il giorno dopo Pearl Harbor.

Watson cominciò a preparare il dopoguerra. La continua difesa di Hitler - il suo principale cliente in Europa - rischiava ora di compromettere la sua posizione di cittadino leale al Paese. Così, il giorno dopo la capitolazione dell'Olanda (16 maggio 1940), scrisse alla Segreteria di Stato chiedendo se era opportuno che lui restituisse la medaglia nazista conferitagli nel 1937. La fredda risposta del Segretario (sono problemi personali) lasciava capire che l'amministrazione era apertamente anti-nazista. Così, pochi giorni dopo, Watson restituì la medaglia e si mise a capo di un comitato per la raccolta di 3 milioni di dollari per il sotegno ai rifugiati olandesi.

Ai primi di agosto 1940, la richiesta dal Dipartimento della guerra di convertire a scopo bellico la produzione IBM (ad eccezione della macchina Hollerith ) e di produrre, in particolare, mitragliatrici, fu prontamente accolta. Nel giro di un anno, Watson aveva incorporato la Munitions Manifacturing Corporation , ampliato i suoi impianti ed era in grado di produrre un cannone antiaereo da 20 mm, fucili automatici tipo Browning, maschere antigas, ecc. L' IBM si riservò naturalmente la parte progettuale e di ricerca relativamente alla sfera più strategica dei progetti militari, dallo studio sulle traiettorie balistiche ai sistemi di controllo automatico e a unità radio elettroniche. Sviluppò altresì unità Hollerith mobili, trasportate da trattori di due tonnellate e mezzo. Le prime 60 di tali unità mobili erano già in servizio nella primavera 1942 e altre 260 vennero prodotte nel corso della guerra.

Infine, l' IBM e la sua tecnologia furono coinvolte nelle operazioni più segrete degli Alleati. I decifratori di ENIGMA a Bletchley Park (tra Oxford e Cambridge) usavano macchine fornite dall' IBM inglese ( British Tabulating Machine Company ) che riforniva anche l' Intelligence britannica di Singapore e del Cairo. Contemporaneamente, uno staff IBM lavorava con i servizi crittografici americani. L'incredibile sta proprio in questo: le macchine IBM venivano contemporaneamente usate dai nazisti e dagli Alleati .

I risultati di questa campagna dell' IBM non si fecero attendere: quando, nel 1942, gli USA proibirono ogni rapporto di commercio con la Germania, il nome dell' IBM non figurò mai nelle liste nere delle ditte tedesche presenti in USA e di quelle americane in qualche modo connesse al nazismo.

Proprio all'inizio di quell'anno, il 5 gennaio 1942, Watson aveva comprato un'intera pagina del New York Times (e di altri quotidiani nazionali) con un titolo a caratteri cubitali: NOI TUTTI e poche righe di testo, in corpo grande: “ Il nostro slogan ora è Noi Tutti, cioè ogni individuo leale agli Stati Uniti. Stiamo svolgendo un compito lungo e difficile, ma quando gli Stati Uniti decidono di combattere per una causa, questa è di Noi Tutti, e nulla può o potrà fermarci. Il Presidente Roosevelt, il nostro Comandante supremo, può essere certo che Noi Tutti gli saremo dietro, determinati a proteggere il nostro Paese, la nostra forma di governo, e la libertà che abbiamo così cara ”.

Tuttavia, malgrado le altisonanti dichiarazioni di lealtà e i potenti agganci di Watson alla Casa Bianca e al Pentagono, un funzionario del Dipartimento di Giustizia, Harold J. Carter, tra il ‘42 e il '43 scrisse un documento di circa 80 pagine in cui descrisse la vera natura dell'IBM: non si trattava dell' I.G. Farben o della Siemens, ma di un monopolio americano che continuava a sviluppare, tramite la filiale svizzera, assai floridi affari con il regime nazista, aggirando, in nome del profitto, le disposizioni e le leggi. Un organismo economico sovranazionale, che perseguiva proprie strategie, spesso non coincidenti se non in collisione con quelle nazionali. In conclusione, Carter chiedeva l'apertura di un'inchiesta formale sull'IBM, avanzando persino l'ipotesi che si potesse passare alla sua requisizione, dal momento che la ditta originaria poteva considerarsi di proprietà governativa, essendo allora Hollerith un dipendente dell'Ufficio censimento. Nessuna inchiesta formale venne però autorizzata.

Il pericolo era stato comunque serio e Watson giocò la carta vincente: all'inizio del '43 mise a disposizione della Marina uno strumento potente: Mark I ! Doveva costituire (e costituì) il pezzo forte della strategia IBM , che doveva culminare con un blitz mediatico che mettesse in risalto l'importanza del dono di Mark I all'Università di Harvard e alla Marina USA con tutto lo sforzo progettuale, costruttivo e finanziario che la sua costruzione aveva comportato. A questo serviva la conferenza stampa e il lussuoso fascicolo di sei pagine con la descrizione della macchina.

Per Aiken, che come sappiamo vedeva in Mark I il coronamento di un sogno matematico ed era all'oscuro della strategia IBM , la cerimonia del dono doveva essere imperniata sui rapporti scienza-industria e sulle potenzialità del calcolatore. Si spiega così l'acceso diverbio, mai più sanato, tra Watson e Aiken in occasione della cerimonia di donazione di Mark I , il 14 agosto 1944. È probabile che sia corretta la versione, di fonte IBM , secondo cui Aiken aveva fatto trapelare alla stampa la notizia della donazione prima ancora del blitz mediatico voluto dall' IBM con l'ovvia conseguenza che era stata Harvard (e implicitamente lo stesso Aiken) a ottenere il massimo riconoscimento, malgrado l' IBM avesse investito nella costruzione di Mark I più di mezzo milione di dollari. Ci volle tutta l'arte diplomatica del Presidente della Harvard University per convincere Watson a lasciare la sua stanza d'albergo e presenziare alla cerimonia, dove il suo classico sorriso per la stampa non riusciva a nascondere la rabbia in corpo. Anni dopo, il figlio – ricordando l'episodio – diceva che “se Aiken e il padre avessero avuto una pistola in mano, quando ne discussero, nessuno dei due sarebbe uscito vivo dalla stanza”.