Giornata della

 

Agosto 1944
Nasce il primo calcolatore elettronico

Una delle pagine più importanti del progresso scientifico e tecnologico del Novecento viene coinvolta nella caccia agli ebrei e nel sostegno al nazismo. Ma l'IBM riesce a lavorare contemporaneamente con i tedeschi e con gli Alleati.

di Pietro Nastasi

Il sistema Hollerith

Il sistema Hollerith , sinonimo di calcolo automatico, si basa sulla traduzione dei dati in fori su schede di cartoncino mediante punzonatrici. Le schede possono poi venire lette con degli aghi metallici. Quando passano attraverso un buco, gli aghi chiudono un circuito elettrico che aziona dei contatori di scatti in grado di tradurre le informazioni in serie numeriche. Il sistema era completato:

– da una macchina verificatrice, che controllava la qualità del lavoro fatto dalla punzonatrice;

– da una macchina selezionatrice per ordinare le schede (per esempio in ordine alfabetico o numerico);

– da una calcolatrice per eseguire calcoli numerici sui dati letti dalle schede perforate e perforare i risultati su altre schede;

– da una tabulatrice, per stampare i risultati in chiaro.

Con questo sistema si eseguivano calcoli ad una discreta velocità. Ma, trattandosi di macchine idonee all'esecuzione di operazioni su serie di dati di varia natura, la loro gestione era abbastanza complessa. Questa tecnologia ha subìto una evoluzione relativamente lenta sino ad arrivare, verso il 1940, a macchine di tipo elettromeccanico in grado di riunire le funzionalità dei diversi componenti meccanografici. Si intuisce comunque come in queste macchine si potesse già intravedere il concetto di programma: serie di istruzioni preordinate, da eseguire in successione. Le istruzioni potevano venire somministrate sotto forma di codici perforati su una striscia di carta, in modo analogo a quello prefigurato per la macchina di Babbage. È ciò che fece Aiken nel 1944 per l' ASCC , per il quale si parla di calcolatore a programma esterno .

Le grandi potenzialità del sistema Hollerith vennero evidenziate per la prima volta in un lavoro che l'IBM eseguì per il movimento razzista americano, da sempre ossessionato dalla notevole immigrazione dall'Est e dal Sud Europa così lontani dal mito della razza nordica , anglosassone: statura alta, capelli biondi e occhi azzurri. La bandiera agitata era il pericolo per gli Stati Uniti di un suicidio razziale , in conseguenza della rapida riproduzione degli inadatti ( unfits ), sommata al precipitoso declino delle nascite nelle razze migliori . Ciò spiega come il Congresso USA abbia dibattuto, tra il 1875 e il 1924, una successione sterminata di progetti sull'immigrazione, ognuno dei quali allargava ogni volta la sfera di inammissibilità. Viene spiegato anche il ruolo svolto dal movimento eugenetico che, alla fine, riuscì a strappare l' Immigration Act nel 1917 e il National Origins Act nel 1924 (che impose la quota del 2% della popolazione del 1890 per i nuovi immigrati).

Il movimento eugenetico americano fu guidato da Charles Davenport (1866-1944), un biologo con dottorato di ricerca conseguito a Harvard nel 1892, formatosi sugli scritti di due eugenetisti inglesi, Francis Galton (1822-1911) e Karl Pearson (1857-1936), entrambi noti ai matematici per i loro contributi alla Statistica.

Sulla scorta dei successi ottenuti e incoraggiato dal successo del fascismo in Italia e dal crescere del nazismo in Germania, il movimento eugenetico americano mise in cantiere alcuni progetti maturati a lungo. Il più ambizioso era quello di identificare ovunque e sottoporre a misure eugenetiche ogni individuo di razza mista . L'approccio doveva seguire le linee elaborate negli USA, allora il solo Paese con anni di esperienza in atti pubblici di sterilizzazione e altra legislazione eugenetica. L'identificazione era naturalmente il primo passo e, già nel 1927, Davenport aveva proposto un rilevamento sistematico di popolazioni di razza mista in ogni regione del mondo, che doveva coprire tutti gli Africani, gli Europei, gli Asiatici, i Messicani e coloro che in qualche modo si erano mescolati nei secoli della colonizzazione. La ricerca aveva avuto inizio nel febbraio del 1926 quando Davenport aveva conosciuto il ricco razzista Wickliffe Draper, che condivideva con lui la preoccupazione per gli ibridi umani. Il progetto prevedeva di eseguire i rilievi mediante questionari, proprio come si era fatto in varie contee degli Stati Uniti. Ora non si trattava più di coprire un solo Stato, ma ogni regione popolata del mondo e c'era dunque bisogno di un piano esemplificativo. Il primo impulso di Davenport fu di proporre il rilevamento a New York, ma corresse subito l'approccio riflettendo che individui di razza mista si sarebbero individuati più facilmente nelle colonie. In una lettera a Draper del 23 febbraio 1926, gli propose allora la Giamaica “perché c'era una maggiore proporzione di mulatti”. Nel giro di tre settimane Draper staccò un assegno di 10.000 dollari per un primo studio, di durata biennale, che censì 370 persone, scelte fra i detenuti del penitenziario di Kingston. Ma l'elemento di novità è rappresentato dal fatto che il progetto Giamaica evidenziò il pionieristico uso di una tecnologia mai usata a tale scopo. Per la prima volta, le informazioni personali e le caratteristiche eugenetiche furono inserite nelle schede perforate e elaborate dalle macchine Hollerith dell' IBM . “L'eugenetica di massa – scrive Black – richiedeva sistemi efficienti. E l' IBM li approntò”. Alla velocità di 25.000 schede all'ora, le macchine Hollerith – nelle cui schede si poteva inserire una grande quantità di informazioni in virtù dei fori praticati strategicamente nelle loro righe e colonne – esaminavano i fori, impilavano le schede, ordinavano i dati e li tabulavano.

Il progetto Giamaica sugli incroci razziali rappresentò la “prima volta” dell' IBM . Cinque anni dopo, sotto la direzione del nuovo Presidente, Thomas J. Watson, l' IBM avrebbe adattato la stessa tecnologia per automatizzare la guerra razziale e la persecuzione degli ebrei nel terzo Reich.