L'attenzione del mondo matematico - ma non solo quello - per Renato Caccioppoli è sempre molto viva. Al libro di Roberto Gramiccia è dedicato il “libro della settimana”.

A ricordare Caccioppoli, qui, è un suo ex-studente, Antonio Marro, già preside del liceo classico “Beccaria”, coordinatore del progetto “Matematica e Scienza” dell'Ufficio scolastico regionale della Lombardia.

 


Sono stato alunno del Prof. Caccioppoli

 

di Antonio Marro

 

Sono stato alunno del Prof. Caccioppoli. Ho seguito le sue lezioni di Analisi matematica e ho studiato sui suoi testi. Anche se sono passati quasi 50 anni, il ricordo dell'uomo, dell'insegnante, della figura complessa e contraddittoria, delle sue lezioni e delle sue battute, è in me ancora molto nitido. Era un mito. Eravamo fieri di appartenere al suo corso, ma anche un po' terrorizzati all'idea di dover sostenere l'esame con lui.

Alla Facoltà d'Ingegneria, alla quale ero iscritto, vi erano due corsi di Analisi matematica. Erano tenuti dal prof. Caccioppoli e dal prof. Miranda, con alternanza annuale. Con noi seguivano le lezioni anche gli iscritti ai corsi di laurea in Matematica e in Fisica. Di tanto in tanto, durante le lezioni, Caccioppoli ricordava ai “matematici” il rigore che avrebbe, invece, risparmiato ai futuri ingegneri: “ con gli “ingegneri” - diceva - che definiranno “continua” una funzione il cui diagramma può essere percorso con la punta della matita senza mai staccarla dal foglio,… ci intenderemo. Con i matematici, no”.

Eravamo tanti gli iscritti, sia a Ingegneria che a Matematica e Fisica; l'aula dove seguivamo le lezioni di Analisi, infatti, sebbene molto grande, all'inizio non ci conteneva tutti e molti rimanevano fuori. Ricordo distintamente le corse che alcuni di noi facevano per anticipare la folla dei compagni all'entrata in aula. Ma il professor Caccioppoli, con il consueto impermeabile chiaro e un po' logoro indosso e con l'immancabile “Unità” infilata nella tasca, arrivava sempre in ritardo, ben oltre il “quarto d'ora accademico”. Ai nostri mugugni, manifestati con timidi mormorii, replicava che in fondo lo faceva per noi: “la curva dell'attenzione assume un andamento fortemente decrescente dopo un quarto d'ora” - soleva dire – “e l'Analisi è materia assai difficile…”.

Le sue lezioni non erano mai noiose. Affatto. Nelle giornate migliori era brillante ed arguto e le sue dimostrazioni risultavano sempre eleganti per sintesi e acutezza argomentativa. Ci capitava spesso di non riuscire a cogliere il passaggio chiave del ragionamento e così ci guardavamo l'un l'altro un po' disorientati. Ma il giorno dopo, quelli di noi che erano riusciti a ricostruire la questione a casa, e soprattutto a capirla, sottolineavano –compiaciuti- agli altri la chiarezza e la linearità della deduzione.



Napoli– lo storico edificio universitario “Federico II” – veduta dall'angolo Mezzocannone/corso Umberto

Dopo qualche mese, poichè la frequenza alle lezioni calava a vista d'occhio, il corso d'analisi si trasferiva alla “cella n. 7”. Alcune aule, molto piccole, del secondo piano di via Mezzocannone erano infatti chiamate così -“celle”- forse perché l'edificio, un tempo, era stato proprio un convento: quello di S. Salvatore. Quell'anno fui uno dei pochi “temerari” che tennero duro fino in fondo. Sostenni l'esame verso la fine di giugno. Fui bocciato. Non la presi bene, ma da allora capii cosa e come avrei dovuto studiare per il futuro. E sono certo che fu proprio l'incontro con il Prof. Caccioppoli a far maturare in me l'idea del passaggio alla Facoltà di Matematica. Così feci alla fine del biennio, prima di trasferirmi alla Statale di Milano in via Saldini. L'esame di Analisi lo passai nella sessione successiva, a ottobre. E non era vero che dagli ingegneri non pretendesse il rigore. Era, invece, molto lunatico.

Agli esami, nelle giornate “storte” faceva un'ecatombe: era capace di bocciare una decina di studenti di fila sull'enunciato di uno stesso teorema o sul calcolo della stessa derivata. Se era di buon umore, invece, le promozioni si susseguivano con incredibile frequenza oltre che con buoni voti. Ma si trattava di eventi rari quanto memorabili. Gli esami in quella Facoltà erano autenticamente pubblici: si svolgevano alla lavagna. E, probabilmente, ciò aumentava ancora di più il disagio degli esaminandi. Quante studentesse, bocciate, uscivano in lacrime in corridoio, non tanto per la bocciatura in sé quanto per la consueta battuta, ricca di caustica ironia, che l'aveva accompagnata. E le bocciature in quel contesto pubblico non permettevano neppure ai malcapitati che l'avevano subita di raccontare della solita “domanda assurda” come causa dell'insuccesso.

Notevole era comunque il numero di studenti che rimandava l'esame all'anno successivo, per poterlo sostenere con il professor Miranda. A conferma di ciò, per far fronte al vero e proprio fenomeno “migratorio” degli studenti, il prof. Miranda, che non nascondeva il proprio disappunto per la situazione - come riferivano nell'ufficio di segreteria - aveva cinque o sei assistenti; mentre il prof. Caccioppoli ne aveva uno solo, Don Savino Coronato. Figura simpatica, Don Savino, e neanche lui sfuggiva alle pungenti battute del professore. E anche il “prete”, assistente d' ‘o prufessore cumunista, faceva parte del mito, del “paradosso” Caccioppoli e alimentava la “leggenda metropolitana” di questa figura così stravagante e contraddittoria quanto stupefacente, affascinante e misteriosa. Don Savino Coronato teneva le esercitazioni e con noi era prodigo di consigli. Il professore gli era molto affezionato.

Erano molti i colleghi di cui Caccioppoli non aveva grande stima, ma non ne faceva mistero. Durante le lezioni diceva: “in questo Istituto solo tre persone sanno la Matematica: Gigino Allocca, Carlo Miranda e, modestamente, il sottoscritto”.

Gigino Allocca era il capo Bidello, quello con la b maiuscola. E' presente in ogni Università, utilissimo a professori e studenti. Deve la sua “autorità” all'aver conosciuto i docenti quando erano ancora studenti. Custode di tanti segreti, unico distributore della carta igienica e con il quale nessuno studente può permettersi il lusso di litigare.

Non so fino a che punto Gigino stesse al gioco o ci credesse ma ricordo che, durante le nervose attese agli esami, era solito fare sfoggio della propria “cultura matematica” facendo agli studenti domande del tipo “ signurì, avite studiato ‘o teorema ‘e Schwarze?… no? … allora è inutile ca ve presentate!.

 Di storie e racconti sul Prof. Renato Caccioppoli ne ho lette e sentite tante; e tante se ne raccontavano anche allora. E' difficile distinguere tra realtà e leggenda. Qui ho preferito riferire di ciò che ho vissuto e di cui sono stato testimone diretto nei circa tre anni della mia permanenza alla “Federico II” di Napoli. Quando seppi della sua tragica fine, ero già a Milano. Ne fui profondamente turbato, tanto per la perdita del matematico, quanto per quella dell'uomo.