Dalla autobiografia di Rossana Rossanda, "La ragazza del secolo scorso" abbiamo tratto questo passo in cui l'autrice ricorda il suo passato da studentessa liceale, alle prese con l'esame di Matematica. Siamo agli inizi degli anni '40.

 

 


La Matematica della ragazza
del secolo scorso

 

Ma per varcare quella sacra soglia a diciassette anni dovevo concludere la seconda liceo in classe e con la media dell'otto, e subito dopo fare l'esame di maturità. Non c'erano soldi per le lezioni private, me la cavai da sola, salvo qualche ora di matematica, che temevo. Fu una rivelazione. Un'assistente universitaria che doveva avere un destino tragico, una donna esile dai capelli raccolti e la scrittura veloce e bellissima, mi fece scoprire il calcolo - la sua matita correva sulla carta, le sue parole nella mia testa mi districavano la mente, mi insegnò a usarne come un gioco del quale mi svelava i meccanismi. A scuola bisognerebbe cominciare da lì. Ne fui rapita: c'è un'ebbrezza nel calcolo, un'agilità nell'intelletto e la certezza che se non c'è errore tutto torna, e se non torna c'è solo da cercare l'errore, lo zero e l'infinito stanno al loro sia pur vertiginoso posto. E se avessi fatto fisica pura? Questa estate, mi disse, prenditi il corso di geometria analitica e proiettiva, se riesci a finirlo iscriviti a matematica. Lo feci e mi iscrissi a lettere. L'avrei incontrata nel 1946 al cimitero, andava alla tomba di suo marito, fucilato dai partigiani, era stato feroce con i compagni d'una brigata catturata e li aveva finiti in un pozzo. Pareva una così gentile persona.