Claude Shannon


Herbert Simon

 

 

 

 

 

 

 

La grandezza di un "pensatore pratico"
Ricordo di Herbert Simon

Se ne sono andati, uno dopo l'altro, due protagonisti del XX secolo, due personalità che non molti conoscono ma che hanno contribuito come pochi altri a cambiare il nostro modo di essere al mondo. Claude Shannon e Herbert Simon, entrambi nati negli Stati Uniti nel 1916, sono scomparsi a distanza di pochi giorni l'uno dall'altro nel febbraio 2001.
Il primo ci ha insegnato come misurare e quantificare l'informazione. Il secondo ha inaugurato l'era della programmazione dei computer e ci ha costretto ad accettare l'idea che la razionalità dell'agire umano è sempre una razionalità limitata.
Di Claude Shannon abbiamo già ricordato la biografia e l’opera scientifica in un precedente articolo. Per parlare di Herbert Simon ci riferiremo alla sua autobiografia Modelli per la mia vita, pubblicata da Rizzoli nel 1992.
Il testo dalla prosa semplice e diretta racconta fatti su fatti, vicende appassionanti e persone affascinanti e, quel che più conta, suggerisce un'enorme ricchezza di idee nuove e originali, esposte con la massima semplicità, come se fossero ovvie e scontate.
Non c'è stato evento nella storia della programmazione dei calcolatori e della cosiddetta "Intelligenza Artificiale" nel quale non ci sia stato lo zampino di Simon. Con una lucidità e una perseveranza senza pari, questo infaticabile solutore di problemi ha affrontato la formalizzazione delle questioni più complesse della vita, con lo scopo dichiarato di renderle trattabili da un computer. Nel fare questo ha dovuto riflettere sull'essenza più profonda di molti problemi e dilemmi di cui altri si sono limitati a sottolineare l'impraticabilità. Qui sta la sua grandezza di "pensatore pratico": essere riuscito a semplificare operativamente le questioni in modo da poterle gestire, pur essendo perfettamente consapevole che le cose non sono mai semplici di per sé.
Ai primi calcolatori Simon chiese, fra le altre cose, di giocare brevi partite di scacchi, di dimostrare teoremi di Matematica e di simulare il comportamento dell'uomo in certe determinate circostanze. Non esistendo un premio Nobel per l'Informatica, gliene è stato assegnato uno per l’Economia nel 1978, con la motivazione che lo scienziato ha mostrato concretamente come sia inutile e fuorviante parlare di un'umanità sempre raziocinante e calcolatrice, anche laddove la posta in gioco richiederebbe il massimo della razionalità. L'uomo non è mai perfettamente razionale, neppure quando si sforza di esserlo come nelle decisioni di carattere economico. Quella dell'uomo è una razionalità limitata. Il concetto di "razionalità limitata", da non confondere con quello tanto più reclamizzato di irrazionalità della condotta umana, è nella sua apparente semplicità un colpo di genio, degno di un semplice uomo di genio, che ha lasciato scritto: "scopo della scienza è scoprire una significativa semplicità in mezzo a una complessità disordinata". E ancora: "dimostrare che qualcosa il cui comportamento sembra assai complesso e bizzarro è in realtà il risultato della combinazione di componenti molto semplici, è meraviglioso, non avvilente".