Il volume di Angelo Guerraggio e Pietro Nastasi verrà presentato al Festival della Scienza, a Genova, sabato 5 Novembre alle ore 11,00 (Aula Polivalente San Salvatore Piazza Sarzano) con gli autori, saranno presenti Piergiorgio Odifreddi e Orietta Pedemonte.


Francesco Brioschi

Enrico Betti

Felice Casorati

 

 

 

 

 

Mauro Picone

 

 

 

 

 

 

 

 


Gaetano Scorza

 

 

 

 

 

 

 

Renato Caccioppoli

 

 

 

 


Bruno de Finetti

 

Angelo Guerraggio,
Pietro Nastasi

 

Matematica in camicia nera
Il regime e gli scienziati

 

Bruno Mondadori, Milano 2005 pp.279
€ 26,00

È una storia corale, quella della Matematica italiana (nel periodo tra le due guerre mondiali) scritta da Angelo Guerraggio e Pietro Nastasi. Comincia addirittura, nel prologo, con il viaggio “europeo” di Betti, Brioschi e Casorati (con il quale solitamente si identifica la nascita della Matematica italiana moderna, nel 1858).
Poi, a poco a poco, qualche figura emerge più delle altre e la narrazione si “stringe” attorno a quattro ricercatori di grande valore: Volterra, Enriques, Severi e Levi-Civita. Il volume analizza la loro attività matematica ma anche i loro diversi caratteri, le loro personalità, i diversi progetti che li guidano.

 

Vito Volterra

“Matematica in camicia nera” è la storia –dicevamo- della Matematica italiana negli anni tra le due guerre mondiali. Il periodo si apre, ancora, sotto il segno della leadership di Volterra. È lui che traghetta l’Italia matematica fuori dalla prima guerra mondiale. È lui che progetta e realizza il CNR (di cui è il primo presidente).
Poi, il fascismo. L’emarginazione di Volterra. L’acrobatico “cambio di campo” di Severi (socialista, antifascista e poi grande sostenitore del regime) e la sua affermazione.

È lui l’uomo solo al comando della Matematica italiana degli anni ’30.
È una storia di luci e ombre. Di grande Matematica ancora –la scuola di Geometria algebrica, i metodi diretti di Tonelli nel Calcolo delle variazioni, l’Istituto Nazionale per le Applicazioni del Calcolo” di Picone, i contributi di Levi-Civita- ma anche di segnali di declino, che via via diventano più chiari. È una storia alimentata anche da polemiche serrate: quella tra Picone e Tonelli, quella tra chi sosteneva la “modernità” delle applicazioni e chi rivendicava la “purezza” della ricerca della scuola italiana.

Il tema delle applicazioni porta direttamente a quello del fascismo e al suo tentativo di condizionare –quando? con quale determinazione e coerenza?- i contenuti della ricerca matematica, orientandola verso la soluzione dei problemi che affliggevano il Paese, le applicazioni appunto. Come si sono “schierati” i matematici italiani di fronte al fascismo? In che cosa è consistita la “pressione” del regime nei confronti dell’educazione matematica, a partire dalla riforma Gentile? E nei confronti della ricerca? Si è limitata solo alla Statistica, alla Demografia e alla “Matematica sociale”? Ci sono corresponsabilità del contesto politico in quella che, progressivamente, si avverte come una stagione di declino?

Queste sono alcune delle questioni affrontate nel libro di Guerraggio e Nastasi. La descrizione delle personalità di Volterra, Enriques, Severi, Levi-Civita (ma anche di Castelnuovo, Tonelli, Picone, Caccioppoli, de Finetti, Scorza, Bompiani, ecc.), dei loro diversi progetti e delle loro polemiche porta a fotografare la stagione vissuta dalla Matematica italiana negli anni ’20 e ’30, cercando di capire le ragioni alla base di simili dinamiche. Il tutto mentre il Novecento si avvia a vivere, anche in Italia, una delle sue pagine più drammatiche: l’Etiopia, la guerra di Spagna, le leggi razziali, la seconda guerra mondiale.

Tullio Levi-Civita

Il volume termina con le testimonianze di alcuni matematici –Lucio Lombardo Radice, Giovanni Prodi, Paolo Salmon- che ricordano la situazione in cui si trovava la Matematica italiana negli anni immediatamente successivi alla fine del conflitto. “È con questa eredità che la nuova Italia, alla fine della guerra, dovrà fare i conti. E spesso è più facile riorganizzare una scuola o riallacciare i contatti internazionali che estirpare qualcosa che tende a far parte della propria identità”.