Fréchet (1878-1973) e Lévy (1886-1971) sono due “grandi” della Matematica del Novecento. 

Il primo si è imposto subito all’attenzione dei matematici di tutto il mondo con la sua Tesi del 1906, che ha introdotto il concetto di spazio metrico e le principali nozioni della Topologia moderna. Il suo risultato più famoso è (insieme a Riesz, ma indipendentemente da lui ) il teorema di rappresentazione dei funzionali lineari continui negli spazi di Hilbert. Abbiamo poi il passaggio ad aspetti più “applicati” della ricerca, e in particolare alla Statistica, mentre via via aumentano gli incarichi “politici” in rappresentanza della comunità matematica francese. 

Anche Lévy è particolarmente legato a maestri quali Hadamard e Borel. Fu Hadamard (dopo la prima guerra mondiale) a incaricarlo di raccogliere i lavori di Gateaux, morto al fronte. Lévy è noto soprattutto per i suoi lavori in Probabilità, in particolare sul moto browniano. Il riferimento al mondo fisico è una costante dei suoi lavori, anche quando va a scapito di un certo rigore formale: “se situera ainsi dans l’héritage du style de Poincaré à l’interface entre les mathématiques et la physique”.

Il volume della loro corrispondenza, curato da M. Barbut, B. Locker e L. Mazliak, contiene in realtà solo le lettere di Lévy a Fréchet (nel periodo 1918 – 1965). L’asimmetria è facilmente spiegabile. Anzitutto, Fréchet era un grande “archivista” e conservava tutti i documenti (oggi presso gli “Archives de l’Académie des Sciences de Paris”). Lévy non era altrettanto meticoloso e, soprattutto, la sua casa fu saccheggiata dalla Gestapo nel 1942; lui aveva dovuto abbandonare Parigi, in quanto ebreo.