Maria Rosa Menzio, già laureata in Matematica a Torino e poi ricercatrice del CNR, è tra i più impegnati - nel panorama del teatro italiano - nei confronti delle problematiche scientifiche, e matematiche in particolare.
Dopo il successo di "Padre Saccheri", presentato al Teatro "Gobetti" di Torino, ha ora in programma "Inchiesta assurda su Cardano" (un giallo sulla vita e la morte del matematico-medico-mago Girolamo Cardano). La casa editrice Bollati Boringhieri ha recentemente pubblicato il suo volume "Spazio, tempo, numeri e stelle", con testi su Saccheri, Ipazia, Fibonacci e Boccardi.

 

 

 

MATEMATICA A TEATRO

Intervista a

Maria Rosa MENZIO

a cura di Mauro Comoglio

 

La prima domanda è scontata, ma obbligatoria: per quale ragione un matematico – in questo caso una matematica – di formazione decide, ad un certo punto della propria vita, di occuparsi professionalmente di teatro?

Il teatro è stato sempre una mia passione. Alla fine del Liceo avevo due preferenze: Lettere o Matematica. L'infinito come scelta ultima, forse in modo un po' presuntuoso e sognatore. Ma è lo stesso anelito che viene espresso con le modalità del cervello sinistro o quelle del cervello destro. E i passi sono stati in questa direzione: prima la laurea in Matematica, l'insegnamento (Università e Licei) quindi la specializzazione in Filosofia della Scienza con Giorello e Agazzi, poi la scelta di occuparmi di recensioni di poesia, quindi la poesia come autrice, infine il Teatro (con la T maiuscola).

Teatro e Matematica, un binomio possibile?

Certo. Il “link” è l'emozione, il mistero nascosto dietro la creatività e le avventure umane, il “trattenere il fiato”, in una parola quello che i tedeschi chiamano "streben", cioè anelito.

Vuoi raccontarci come è nato lo spettacolo che ti ha dato sino ad ora maggiori soddisfazioni: quello sulla vita e le opere di Padre Saccheri?

Alla maturità avevo portato una tesina sulle Geometrie non-euclidee e, fin d'allora, mi ha appassionata la vicenda umana e scientifica di questo gesuita dalla genialità rara, ma che non ha avuto il coraggio di seguire fino in fondo la propria intuizione. Il motivo per cui aveva rinnegato la propria opera è sempre rimasto sconosciuto. Allora – complice la mia grande ammirazione per il “Faust” di Goethe, ultima grande opera occidentale in versi per il teatro – ho inventato il Patto con il Diavolo, una vicenda umana e amorosa che finisce con un Inquisitore, una Figura che ad ogni apparizione scenica cambia colore del mantello diventando così la Figura in Viola, la Figura in Giallo, la Figura in Nero, la Figura in Rosso, cioè rispettivamente il Confessore, il Professore, L'Inquisitore, Il Grande Tentatore, il Chirurgo Vivisettore, il grande Falciatore, addirittura il Demonio… vale a dire le grandi fasi, i momenti cruciali della vita di Saccheri. Quelli dove c'era una scelta da fare, un crocevia a cui fermarsi per prendere una decisione. E ai vari crocevia, il mio Saccheri prende sempre, umanamente, e mi pare assai modernamente, la decisione sbagliata…

Lo scorso novembre hai debuttato come attrice nel Carteggio Celeste lettura drammatizzata del carteggio tra Virginia Galilei – Suor Maria Celeste – e il suo famosissimo e augusto padre. Ti ricordo molto emozionata, ma anche molto felice di questa esperienza.

Emozionata, certo, era la prima volta che”calcavo le scene”. Attrice e drammaturga insieme! Anche se ritengo che la mia via sia quella della scrittura, e, forse, anche quella della direzione registica. Ci sto provando in varie scuole con i ragazzi, per i testi ”Fibonacci” e “Saccheri”, e ci proverò con il mio testo “Il Mulino” e con “La rivoluzione dell'anima” di un'astronoma dell'Osservatorio di Pino Torinese.

Quali sono i tuoi rapporti con il teatro, per così dire, ufficiale?

Con il Teatro Stabile ho avuto rapporti di ospitalità “strutturale” nel senso che la Città di Torino - cui lo Stabile appartiene - mi ha ospitata al Teatro Gobetti per i miei spettacoli teatral-matematici. Presto, cercherò di entrare in cartellone per il prossimo futuro.
Poi ci sono i rapporti con il Planetario, futura struttura (verrà inaugurata in maggio) di Pino Torinese che sarà la più grande d'Europa come capienza e come afflusso previsto di visitatori. Il Direttore scientifico, Attilio Ferrari, mi ha chiesto di collaborare alla parte divulgativa con testi teatral-matematici che vorrebbe proporre anche al Teatro Stabile. Grazie ai suoi suggerimenti, ho scritto un dramma sul fondatore dell'Osservatorio di Pino, Giovanni Boccardi. In futuro, metteremo in “cartellone” nello spazio congressi-rappresentazioni del Planetario, alcuni dei miei drammi e altri di cui curerò la regia. Questi drammi avranno la collaborazione del Teatro Stabile.
Poi c'è il regista e attore, che più di tutti gli altri ha creduto in me e mi sta aiutando sia nella ricerca dei finanziamenti sia nella parte organizzativa (mai sottovalutare in teatro l'importanza dei finanziamenti che tardano ad arrivare, anzi che a volte non arrivano proprio), Oreste Valente, giovane teatrante a tutto tondo, che lavora nel Canavese e in Liguria e che si è consorziato con Francia e Belgio per scambi culturali e teatrali. Insomma, la prima persona che (oltre a darmi suggerimenti) mi dà una concreta ospitalità e mi apre delle strade “sceniche” per le mie idee “cartacee”.

In questi giorni, vede il via un tuo progetto - molto ambizioso e interessante - per portare il teatro scientifico nelle scuole e che prevede anche la partecipazione attiva nelle scuole superiori. Immagino che sia stata una grande fatica mettere in piedi tutta l'impresa. Che cosa ti aspetti dai ragazzi e - perché no - anche dai loro insegnanti?

Dai ragazzi mi aspetto una diffidenza iniziale. Conto però, anche, di catturarli con testi teatrali tipo “Un Dramma davvero Parigino” di Alphonse Allais, in cui si vede l'eterno tema caro ai ragazzi di tutte le età (amore e mistero) andare a braccetto con un'avventura fatta di mondi possibili, di universi matematici paralleli. Insomma conto di stimolare insieme intuizione e razionalità. Cercherò anche di ottenere da parte loro una scrittura teatrale come ultime righe “ipotetico-deduttive” di un pezzo che leggo al 90%, cioè lasciando incompiuto il finale.

E' proprio di oggi la mia prima lezione in una scuola superiore di Torino, con l'insegnante Grazia Scuderi. Ebbene, da un mini-seminario sui rapporti fra Scienza e Teatro è venuto fuori - parole dei ragazzi - che: secondo loro la scienza è realtà, il teatro è finzione, però il teatro è uguale alla scienza in quanto smonta e rimonta dei mondi possibili. Inoltre, il teatro è tradizione. Poi, nella scienza lo scienziato recita, è un oratore che si è autoconvinto esattamente come fa l'attore che deve convincere il suo pubblico. La scienza spiega dei misteri, è come un guscio (scienza verificata / non verificata  - teatro verosimile/ non verosimile). Sia il teatro sia la scienza costruiscono storie, e Teatro e Scienza hanno in comune l' emozione.
Dagli insegnanti mi aspetto collaborazione e condivisione. Li ho scelti bene: sono tutti curiosi del binomio teatro e scienza. Sono persone cui ben si adatta il motto di Whitehead: “non siamo studiosi di materie, ma di problemi: e i problemi passano attraverso i confini di qualsiasi materia e disciplina”.

Presumo che il teatro di cui ti occupi, ovvero quello matematico e scientifico, si debba confrontare con le stesse difficoltà del teatro più in generale: cronica mancanza di fondi, difficoltà a reperire spazi adatti, una certa mancanza di visibilità e, a volte, l'indifferenza dei mezzi di comunicazione. Non ti è mai accaduto di dire: adesso basta, mollo tutto, e ritorno a fare il matematico a tempo pieno?

Certo che mi è accaduto, e spesso! In special, modo appena prima che mi arrivasse il primo riconoscimento (la segnalazione di merito di “Padre Saccheri”), poi giusto poco prima che fossi selezionata in finale per il Premio Fondi-La Pastora per “Fibonacci” e quando stavo per tirare i remi in barca perché la Bollati Boringhieri non si decideva a darmi il sì definitivo per la pubblicazione di “Spazio, tempo, numeri e stelle”. Stranamente, lo sconforto totale mi è capitato sempre prima dei piccoli successi! Comunque, il mio motto è … non mollare!

So bene che non lavori da sola. Vuoi dirci chi sono e chi sono stati i tuoi compagni di viaggio in questa avventura.

Amici sognatori, prima di tutto. Poi registi come Beppe Navello, Gabriele Vacis, Michele di Mauro, quest'ultimo un regista cui devo molto come consigli per la resa teatrale di un monologo; quindi attrici come Mariella Fabbris, Laura Curino e Lucilla Giagnoni. In ultimo, Oreste Valente (di cui ho già parlato): regista e attore con cui ho stabilito un feeling particolare, l'unico che crede in toto al mio progetto “Teatro e Scienza” e che mi affiderà la fetta “scientifica” della sua Compagnia e delle rassegne teatrali del Canavese e della Liguria.

Come tutti coloro che si occupano di divulgazione, immagino che ti sia fatta un'opinione circa il rigurgito antiscientifico cui stiamo assistendo in questi ultimi anni. Quali ritieni siano le cause?

Il linguaggio per “addetti ai lavori” e la scarsa divulgazione, nel senso migliore del termine. “L'infinito” di Leopardi è un capolavoro praticamente accessibile a tutti in Italia. La teoria della Relatività generale no. Contro l'analfabetismo matematico e scientifico, e il fatto che le discipline scientifiche siano guardate da molti con timore, occorre parlare in modo semplice, senza formule (e ritengo che spesso sia possibile) delle nozioni fondamentali delle varie discipline, e soprattutto delle nuove frontiere. Scienza come verità, dunque, ma soprattutto come bellezza, come avventura umana, intellettuale, che genera emozione. Scienza come sfida, che dà emozioni al pari di una sfida sportiva!

E in ultimo … quando e dove potremo venire ad applaudirti in teatro, prossimamente?

Spero all'Unione Culturale “Antonicelli” di Torino, in una data che è un palindromo: 20-05-2005. Per il testo “Il Mulino”, con quindici-venti attori in scena, compresa l'autrice e il regista Oreste Valente. Ispirato al saggio-capolavoro di Santillana e Dechend, un testo sui miti, l'astronomia, i segni zodiacali. Sottinteso il fenomeno della precessione degli equinozi. Un testo teatral-poetico-visionario sul Tempo e l'origine del Mondo.