Silvio Hénin


Silvio Hénin è un cultore della storia della tecnologia, particolarmente nel settore del calcolo automatico.

Diplomato in Elettronica e laureato in Scienze Biologiche, ha lavorato per un decennio all'Università di Milano per poi passare alla farmaceutica Roche, dove ha implementato sistemi computerizzati per l'Information management.

Fondatore di un'associazione di information scientists (GIDIF-RBM), è stato membro del direttivo dell'Associazione Italiana Documentazione Avanzata (AIDA) e del Comitato per la documentazione di Federchimica.

Collabora saltuariamente con alcune riviste sempre nell'ambito della storia dell'Informatica e della Tecnologia.

 

La macchina calcolatrice del
falegname Luigi Torchi


di Silvio Hénin

 

L'origine delle macchine per il calcolo aritmetico (a) si può far risalire all' orologio calcolatore di Wilhelm Schickard del 1623 ed alle successive, e certamente più note, invenzioni di Blaise Pascal - la pascalina del 1642 - e di Wilhelm Gottfried Leibniz - la machina arithmetica del 1694.


L'orologio calcolatore di Schickard


Nei due secoli che seguirono molti altri personaggi - matematici, filosofi, orologiai e costruttori di strumenti - si cimentarono nella creazione di meccanismi per eseguire automaticamente le quattro operazioni aritmetiche, spesso con risultati di grande inventiva e notevole pregio estetico, ma difficili da usare e di scarsa affidabilità; fino alla fine dell'Ottocento, quindi, queste macchine non riuscirono a soppiantare i calcoli con ‘carta e penna' [1-5].


La Pascalina

Da un'analisi delle molte macchine descritte nelle principali fonti a stampa [1-5], dai tempi di Schickard alla fine del XIX secolo si possono contare più di una cinquantina di diversi modelli di calcolatrici meccaniche, quasi sempre pezzi unici, destinati esclusivamente a fare bella mostra di sé nelle collezioni.



La machina arithmetica di Leibniz

In questo panorama solo un pugno di italiani sono ricordati per i loro contributi: Tito Livio Burattini (1659), Giovanni Poleni (1709), Tito Gonnella (1859) e pochi altri. Sembra quindi interessante la riscoperta di un inventore quasi dimenticato (b), vuoi per l'ingegnosità della sua invenzione vuoi per le relazioni con scienziati e istituzioni culturali dell'epoca, non ultimo perché non si trattava di un matematico o di meccanico di precisione, ma di un ‘falegname di mulini'! (c)

Per meglio seguire le origini di questa storia, ricordiamo che nella Milano dell'Ottocento era attivo l'Imperial Regio Istituto Lombardo-Veneto di Scienze, Lettere ed Arti. Una delle iniziative dell'Ente, volta a promuovere la crescita tecnico-industriale, fu l'istituzione dei Premj d'Industria, assegnati annualmente a quegli imprenditori e quelle ditte che si erano distinti nei propri settori di produzione. Nel 1834 la Medaglia d'oro fu assegnata al falegname Luigi Torchi, per l'invenzione e la costruzione di una ‘macchina pei conteggi ', quella che oggi chiameremmo una ‘calcolatrice' [6,7,8].

Del falegname-inventore ci è dato sapere ben poco, se non che aveva ventidue anni e che svolgeva la sua attività nel Borgo San Gottardo, fuori dai confini meridionali di Milano [7]. Responsabili della valutazione e promotori dell'assegnazione furono il matematico Gabrio Piola e l'astronomo Francesco Carlini [9].

1. L'invenzione di Luigi Torchi

2. Come funzionava la "macchina pei conteggi"?

3. Per concludere

4. Bibliografia

Ringraziamenti e note