La macchina calcolatrice del falegname Luigi Torchi

di Silvio Hénin

 

1. L'invenzione di Luigi Torchi

Così riferiscono gli Atti della Solenne Distribuzione dei Premj:

Un giovane falegname per nome Luigi Torchi …con non più che una tintura nella scienza de' numeri, spinto dalla forza del proprio ingegno immaginò ed eseguì coi meschini mezzi che aveva a sua disposizione, e che erano pezzetti di legno e filo di ferro, una specie di quella macchina cui pel primo pensò Pascal, e dietro di lui alcun altro versato nelle meccaniche e nelle matematiche discipline e la quale si prestasse alle operazioni aritmetiche (d) [8].

Negli anni successivi la macchina aritmetica godette di una grande rinomanza locale, al punto che, oltre ad essere citato in numerose pubblicazioni dell'epoca, il nome del Torchi fu enumerato tra gli

italiani illustri nelle scienze, lettere ed arti [10].

La storia dell'invenzione non terminò con la premiazione. Come raccontano Broglia e Mussio [6], lo stesso Carlini era talmente entusiasta della macchina del Torchi che si fece promotore della richiesta di un finanziamento governativo per la costruzione di un più affidabile esemplare in metallo e del suo acquisto per l'attività dell'Osservatorio di Brera (e). Il 6 maggio 1840 il Governo confermò l'autorizzazione con la seguente lettera:

Il Governo partecipa che S. A. autorizza la direzione dell'I. R. Osservatorio a far costruire la macchina di conteggio immaginata dal falegname Torchi pel prezzo di L. 1000; il pagamento sarà a carico dell'I. R. Istituto, cioè sul fondo prelevabile non erogato nello scorso anno per l'aggiudicazione del premio biennale.

Carlini convocò il Torchi:

… debbo invitarla di presentarsi a me onde prendere gli analoghi concerti e sistemare il relativo prezzo [11].

A questo punto la storia sembra interrompersi, della macchina si perde ogni traccia e non sappiamo se Torchi rispose mai alla lettera di Carlini e se prese in considerazione la proposta, ma sembra certo che la versione perfezionata in metallo, destinata all'Osservatorio, non fu mai realizzata.

Della calcolatrice del Torchi si tornò a parlare solo trentadue anni dopo, nel 1872, quando, in risposta ad una richiesta della segreteria dell'Istituto (f), l'astronomo Schiaparelli riferiva che

Avendo esaminato alquanto la macchina Torchi……ho trovato che nella stessa mancavano molti pezzi e quasi tutta la parte anteriore contenente l'apparato di preparazione e di lettura dei risultati

e concludeva che

…una completazione e riparazione esigerebbe non solo di studiar la macchina per farsi un'idea della natura del suo meccanismo ma ancora lavoro lungo e costoso di un artefice intelligente.

La richiesta dell'Istituto era motivata da un contenzioso apertosi con l'unica erede del Torchi - la sorella - la quale richiedeva la restituzione della macchina o il rimborso del suo valore. Sembra che la sorella non abbia accettato la proposta fattale

della restituzione a lei della macchina inventata dal fratello nello stato in cui trovasi e di una piccola somma di denaro tra le 100 e le 300 lire [12].

L'ingegnosità di Luigi Torchi non si esaurì con la macchina pei conteggi , ma si rivelò in altre due occasioni. Nel 1835 egli inventò una macchina per rimontar le correnti [9], in sostanza un carro che percorre l'alzaia trascinando un barcone, sfruttando l'energia della corrente d'acqua del canale. Un modello ridotto del meccanismo fu studiato nel gennaio 1835 e l'esperimento fu ripetuto su scala maggiore nel successivo ottobre alla presenza del Viceré (g): in quell'occasione

la barca rimontò felicemente un tratto di 212 metri in 13', 25'' (h) [13, 14]

Per questa realizzazione, Torchi ottenne un secondo riconoscimento dall'Istituto, la medaglia d'argento del 1837 [8]. La fama dell'invenzione raggiunse perfino la Francia, come testimonia un articolo pubblicato a Parigi sul Memorial Encyclopédique [15]. Anche il prof. Giuseppe Belli, che da Milano era andato a ricoprire la cattedra di Fisica all'Università di Padova, era particolarmente interessato alla ‘barca' del Torchi; in una sua lettera del 16 aprile 1841 chiedeva a Piola:

Vorrei pregarvi di parlare al falegname Torchi dal quale bramerei un modello della sua barca retrograda col carro (i), fatto in piccolo... Lo vorrei tenere nel Gabinetto Fisico di questa Università, siccome lavoro ingegnosissimo e che gli fa onore [16].

Molti anni dopo, nel 1858, Torchi ideò anche un'innovativa livella a pendolo [17].