Alcuni esempi in ordine sparso:
Primo Levi
Iniziamo da Primo Levi (1919-1987), autore a tutti noto per romanzi come “Se questo è un uomo” (1947) e “La tregua” (1963). Nella raccolta di racconti “Il sistema periodico” (1975), in cui raccoglie ricordi e storie della sua gioventù, ci sono delle testimonianze molto belle su cosa abbia significato per lui lo studio delle discipline scientifiche in tempi di dittatura e ingiustizia.
Nel racconto "Ferro", scrive:
" ... come poteva ignorare che la chimica e la fisica di cui ci nutrivamo, oltre che alimenti di per sé vitali, erano l'antidoto al fascismo che lui ed io cercavamo, perchè erano chiare e distinte e ad ogni passo verificabili, e non tessuti di menzogne e di vanità, come la radio e i giornali? "
E poi, nel racconto "Potassio" scrive:
" ... la chimica stessa, o almeno quella che ci veniva somministrata, non rispondeva alle mie domande. Preparare il bromobenzene o il violetto metile secondo il Gattermann era divertente, anche esilarante, ma non molto diverso dal seguire le ricette dell'Artusi. Perchè in quel modo e non in un altro? Dopo di essere stato ingozzato in liceo delle verità rivelate della Dottrina del Fascismo, tutte le verità rivelate, non dimostrate, mi erano venute a noia o in sospetto. Esistevano teoremi di chimica? No: perciò bisognava andare oltre, non accontentarsi del "quia", risalire alle origini, alla matematica ed alla fisica. Le origini della chimica erano ignobili, o almeno equivoche: gli antri degli alchimisti, la loro abominevole confusione di idee e di linguaggio, il loro confessato interesse all'oro, i loro imbrogli levantini da ciarlatani o da maghi; alle origini della fisica stava invece la strenua chiarezza dell'occidente, Archimede ed Euclide ".
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