Ecco il testo della lezione su "Matematica e Letteratura" tenuta da Gian Italo Bischi a Milano, il 23 gennaio, all'interno dei corsi di "Orientamatica" .

Gian Italo Bischi è docente di Metodi matematici per l'Economia e la Finanza presso l'Università di Urbino. I suoi principali interessi di ricerca riguardano lo studio dei sistemi dinamici e le loro applicazioni.

 

 

 

Matematica e Letteratura

di Gian Italo Bischi

 

 

Gli obiettivi della conferenza

Esprimo i contenuti di questa conferenza sotto forma di proposizioni

1) Se un letterato conosce, grazie alla sua formazione scolastica o grazie ai propri personali interessi, anche i concetti di base e la terminologia della matematica (o delle scienze dure in generale), allora egli possiede tutta una gamma di metafore o analogie da utilizzare, estraendole da queste conoscenze, che possono notevolmente arricchire la propria prosa o poesia.

2) Se un letterato si trova nelle ipotesi della proposizione 1, allora egli ha la possibilità di aggiungere agli oggetti, e alle situazioni, ai quali generalmente sono dedicate le opere letterarie, tutta una gamma di ulteriori oggetti tratti dalle scienze.

3) Se un lettore (in particolare un critico letterario) conosce, grazie alla sua formazione scolastica o grazie ai propri personali interessi, anche i concetti di base e la terminologia della matematica (o delle scienze dure in generale), allora nella lettura di un testo letterario può intendere o interpretare o apprezzare situazioni, concetti, analogie, interpretazioni, attraverso chiavi di lettura che non sono accessibili a chi non ha quel tipo di cultura

4) Se uno studioso di scienza o tecnologia, grazie alla sua formazione scolastica o grazie ai propri personali interessi, possiede anche una solida preparazione letteraria, storica e filosofica, allora è in grado di meglio interpretare, collegare e inquadrare i concetti appresi da testi scientifici e tecnici, e possiede una maggiore capacità di descrivere e/o utilizzare le proprie idee e scoperte in campo scientifico.

 

Ovviamente non fornirò una dimostrazione rigorosa di queste proposizioni, ma ne illustrerò la validità attraverso una collezione di esempi, collezione che è per forza di cose molto parziale (diciamo la punta di un iceberg) e che riflette i gusti e le limitate conoscenze di chi scrive.

Queste affermazioni non sono di certo nuove e ci sono stati esempi evidenti, seppure abbastanza isolati, di letterati, lettori (critici letterari) e scienziati che soddisfano a pieno queste ipotesi.

Un caso emblematico è costituito dal poeta Leonardo Sinisgalli (1908-1981) che ha anche dedicato il suo talento creativo (e la sua professionalità, essendo ingegnere) al servizio dell'industria e della pubblicità, come direttore degli uffici pubblicitari e delle riviste aziendali. Inoltre si è occupato, con competenza e senso critico, di architettura, arredamento, design; è anche stato critico d'arte e organizzatore di importanti mostre (fu lui stesso pittore e curatore di edizioni d'arte); si cimentò con successo come regista nella realizzazione di documentari e fu persino conduttore di trasmissioni radiofoniche che ebbero ampia risonanza sulle reti nazionali. Fu anche grande cultore di matematiche e si può dire (come lui stesso disse) che la Matematica fu la sua prima grande passione, insieme alla poesia, quando negli anni Trenta frequentava le lezioni di Castelnuovo, Levi-Civita, Severi e Fantappié in qualità di studente del biennio del corso di laurea in Matematica. La sua passione per le forme geometriche, con il fascino delle equazioni che le descrivono, lo accompagnò in tutte le sue molteplici attività e continuò costituire fonte di temi o metafore o analogie nei suoi saggi, racconti, poesie, disegni e documentari.

 

 

Leggiamo direttamente quello che scrive Leonardo Sinisgalli, in un passo dall'articolo “Natura calcolo fantasia”, Pirelli , IV, n. 3 (giugno 1951):

La Scienza e la Tecnica ci offrono ogni giorno nuovi ideogrammi, nuovi simboli, ai quali non possiamo rimanere estranei o indifferenti, senza il rischio di una mummificazione o di una fossilizzazione totale della nostra coscienza e della nostra vita. [...] Scienza e Poesia non possono camminare su strade divergenti. I Poeti non devono aver sospetto di contaminazione. Lucrezio, Dante e Goethe attinsero abbondantemente alla cultura scientifica e filosofica dei loro tempi senza intorbidare la loro vena. Piero della Francesca, Leonardo e Dürer, Cardano e Della Porta e Galilei hanno sempre beneficiato di una simbiosi fruttuosissima tra la logica e la fantasia”.

In effetti, non sono pochi gli autori con una sicura formazione scientifica che entrano con forza e autorità a far parte del circolo letterario e nelle loro opere utilizzano sapientemente riferimenti, analogie e metafore ricorrendo a concetti della Matematica, della Fisica e della Chimica. Basti pensare a Carlo Emilio Gadda (anche lui ingegnere), Primo Levi (chimico) e al recente successo letterario di Paolo Giordano (fisico). Un altro modo per affermare l'inconsistenza della separazione fra le cosiddette due culture.