Pietro Greco è un giornalista scientifico tra i più noti e apprezzati per la sua competenza e il suo impegno civile. E' inoltre direttore del Master presso la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste.


Collabora al quotidiano L'Unità e a numerosi periodici.
Tra i suoi libri più recenti, segnaliamo Il sogno di Einstein e Einstein e il ciabattino. Dizionario asimmetrico dei termini scientifici di interesse filosofico (Editori riuniti 2002).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


I musei scientifici per la pace

Pietro Greco

Vista di Baghdad

Mettere la mani sulla scienza, a Baghdad. Costruire nella capitale irakena uno science centre , un museo della scienza interattivo: hands on , appunto. Per dimostrare che la scienza può – deve – essere un ponte verso la pace.

E, soprattutto, per portare un mattone, come sostiene il fisico Vittorio Silvestrini, ideatore della Fondazione Idis – Città della Scienza di Napoli: “in un processo di ricostruzione che – a dispetto delle bombe e del terrorismo – è ormai tempo di avviare”.

L'idea e il progetto dello «science centre» a Baghdad sono stati presentati dalla Fondazione Idis nelle scorse settimane, a Parigi. L'incarico di elaborare l'idea-progetto è stato affidato al museo napoletano dall'Unesco, l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa della promozione culturale nel mondo.

L'incarico è, naturalmente, un importante riconoscimento internazionale per la Fondazione Idis , che ha costruito e gestisce nel quartiere partenopeo di Bagnoli il più grande e dinamico museo interattivo della scienza italiano. Tuttavia il museo hands on che sarà costruito a Baghdad rappresenta qualcosa di più del (pur legittimo) orgoglio per un nuovo riconoscimento mondiale a un centro di comunicazione della scienza del Mezzogiorno d'Italia. E rappresenta anche qualcosa di più che un generico (anche se necessario) messaggio di pace.

Costruire uno science centre a Baghdad – a dispetto delle bombe e del terrorismo, anzi proprio mentre le bombe e il terrorismo continuano a insanguinare la città e il Paese – significa pensare che lo sviluppo democratico dell'Irak passa, necessariamente, attraverso la diffusione di massa della cultura e, in particolare, della cultura scientifica.

Non è un'affermazione retorica. Nessun Paese al mondo può oggi concretamente immaginare un percorso di sviluppo e persino un percorso di sviluppo democratico fuori della società della conoscenza . E nessuna nazione può presumere di entrare nella società della conoscenza senza un'appropriazione di massa della cultura scientifica. È questo la parte forte del messaggio che l'Unesco ha voluto lanciare, proponendo alla Fondazione Idis di progettare lo science centre di Baghdad. Naturalmente questa parte forte del messaggio contiene in sé l'idea che la scienza e la sua comunicazione siano fattori di pace e di dialogo.

La Città della Scienza di Napoli

La Fondazione Idis va, dunque, acquisendo una esperienza pressocché unica nel campo della comunicazione della scienza quale volano di sviluppo e di dialogo pacifico. In particolare nel Medio Oriente. La Città della Scienza di Bagnoli, infatti, sta collaborando con il medesimo Unesco, l'Unione Europea, la Regione Campania ed ECSITE (la rete europea dei musei e dei Centri della scienza) per realizzare un altro science centre presso l'università palestinese di Al-Quds. Il fatto di rilievo – oltre a quelli cui abbiamo accennato prima – è che, oltre ai palestinesi, al progetto partecipano in maniera attiva anche gli israeliani, attraverso il Bloomfield Institute Science Museum e l'Università Ebraica di Gerusalemme. Gli altri partners sono l'Università Federico II di Napoli e l'associazione filantropica ACBP ( Andrea and Charles Bronfman Philanthropies ).

Si tratta, dunque, di un progetto di cooperazione israelo-palestinese avviato nel 1999 con il patrocinio dell'Unione europea. Un progetto che non si è interrotto neppure negli anni della cosiddetta seconda intifada , nel corso della quale nuovi muri – e non solo in senso metaforico – sono venuti a separare i due popoli costretti a convivere sulla medesima terra. Anzi, proprio nei mesi scorsi, quando – Arafat in vita – le divergenze tra israeliani e palestinesi hanno raggiunto l'apice, il progetto si è concretamente avviato, con l'organizzazione di una mostra itinerante sulla Matematica chiamata Scienza interattiva per la pace e il dialogo in Medio Oriente , allestita da un gruppo misto di lavoro costituito da israeliani, palestinesi e napoletani – il comitato scientifico è presieduto dal matematico Carlo Sbordone, docente presso l'Università Federico II di Napoli e presidente dell'Unione Matematica Italiana.

La mostra, interattiva, è rivolta soprattutto ai giovani ed alle famiglie. L'approccio sarà di tipo storico, anche per sottolineare il contributo fornito attraverso i secoli allo sviluppo della Matematica da diverse civiltà, mediterranee e non.

I risultati tangibili di questo lavoro di comunicazione che – apparente paradosso – si fonda su un dialogo difficile, vedranno la luce solo tra qualche mese. Ma sostiene Vittorio Silvestrini: “i risultati immateriali (in termini di fratellanza tra i popoli) sono maturati fin dai primi incontri; inizialmente sul campo neutro – a Napoli – e poi anche nei luoghi di Palestina che i muri non riescono più a dividere”.

a mostra sulla Matematica sarà esposta, a partire dal prossimo primo settembre, per quattro mesi a Bagnoli, presso la Città della Scienza . Poi, dal primo gennaio 2006, israeliani e palestinesi potranno iniziare a visitarla a Gerusalemme Ovest, presso il Bloomfield Science Museum , in attesa di trasferirsi a Gerusalemme Est, presso l'Università di Al-Quds.