A partire dal 2000, l'Italia ha aderito alla proposta internazionale di
consacrare ogni anno il 27 gennaio al "giorno della memoria". Si ricordano la
Shoah, le leggi razziali, le persecuzioni subite dagli Ebrei ad opera dei
regimi nazi-fascisti, le deportazioni, la morte.

Il 27 gennaio 1945 le truppe dell'Armata Rossa entravano ad Auschwitz, in
Polonia, e liberavano i superstiti di un campo di sterminio tra i più
tristemente noti.

 

 

Il lettore può anche consultare il materiale pubblicato in occasione delle precedenti " giornate della memoria ".

 


Dedicato a Hélène Metzger

 

Pietro Nastasi

 

Non rivendico mai le mie origini,
a meno che non mi trovi
di fronte un antisemita
”.

 

La frase in epigrafe è di uno storico francese, Marc Bloch, il fondatore – con Lucien Febvre – della famosa rivista storica Les Annales , che ha introdotto nello studio della storia una visione interdisciplinare aperta alle scienze economiche e sociali. Bloch era nato il 16 luglio 1886 a Lione. Aveva insegnato storia economica alla Sorbona fino all'entrata in vigore delle leggi razziali (del regime “di Vichy”). Aveva partecipato attivamente alla resistenza francese contro l'occupazione nazista. Morì fucilato dai tedeschi il 16 giugno 1944.


Marc Bloch
Bloch è un “modello”, scientifico e civile, di storico e di cittadino, di soldato (nella prima guerra mondiale) e di partigiano (nella seconda guerra), l'ebreo (il suo nome completo era Marc Léopold Benjamin) la cui vita è profondamente segnata e sconvolta dall'antisemitismo (l'affare Dreyfus prima, il nazifascismo poi), il simbolo -magnificamente compreso nel fragile, eppure ancora fresco e vivo, Mestiere di storico- di una storiografia al servizio degli uomini.

A quest'opera (dedicata all'amico e collega Febvre), forse la più importante delle opere storiografiche del XX secolo, Bloch stava lavorando quando fu assassinato dai soldati nazisti.

Ugualmente stroncata nello stesso intorno di tempo è l'opera di un'altra figura fondamentale della storiografia francese del Novecento, Hélène Metzger (1889-1944), anch'essa ebrea come Bloch e come Lucie Varga (1904-1941), storica ebrea di origine austriaca che, rifugiata in Francia dopo l'esilio seguito all'ascesa del nazismo, si accosta alla scuola delle Annales per poi morire, anche lei tragicamente, a Toulouse. Hélène Metzger ha segnato profondamente la storia della scienza con i suoi contributi alla storia della cristallografia e della chimica.
Non è solo l'ebraismo, dunque, il legame tra Bloch, Varga e Metzger: è la storia, anzi un modo nuovo di fare storia. Il loro punto d'incontro erano i saloni dell'Hôtel de Nevers, al Palais Royal, dove si trovava un tempo la Biblioteca del Re, poi il salotto di Madame de Lambert, alto luogo della filosofia illuminista del XVIII secolo, vero laboratorio dello spirito enciclopedico, e dove dalla fine degli anni '20 del Novecento è ospitato il Centro internazionale di sintesi che gravita attorno al suo fondatore, Henri Berr (1863-1954). Il Centro, creato ai margini dei circuiti universitari, perviene a riunire, negli anni trenta del XX secolo, tutto il gotha degli intellettuali parigini. La storia delle scienze, che resta una disciplina marginale nell'università, è una delle priorità del Centro. Essa è promossa, in larga parte, da Hélène Metzger, che è una attiva collaboratrice del Centro. L'altra priorità del centro è la storia senza aggettivi. È da lì, dove lavorano Bloch e Febvre, che nasce l'dea delle Annales .
All'inizio della sua opera più famosa, La struttura delle rivoluzioni scientifiche , Thomas Kuhn colloca il nome di Hélène Metzger tra gli autori che hanno avuto un ruolo decisivo nel modellare la sua concezione della storia della scienza:

In quegli anni [dell'immediato secondo dopoguerra] parte del mio tempo fu dedicato alla storia della scienza propriamente detta. In particolare, continuai a studiare gli scritti di Alexandre Koyré e mi imbattei per la prima volta in quelli di Emile Meyerson, Hélène Metzger ed Annelise Maier. Questo gruppo di autori ha mostrato più chiaramente di quanto abbiano fatto la maggior parte degli altri studiosi recenti, che cosa significasse pensare scientificamente in un periodo in cui i canoni del pensiero scientifico erano molti diversi da quelli in uso al giorno d'oggi.

Hélène Metzger era nipote del grande antropologo Lucien Lévy-Bruhl (1857-1939), i cui studi sociologici sulla mentalità dei popoli cosiddetti primitivi hanno esercitato un forte influsso sulla cultura occidentale contemporanea. Dopo gli studi di cristallografia si dedica, a partire dal 1914, alla storia della chimica. Lo fa da “dilettante”, ma una dilettante di elevatissimi livelli di specializzazione. Il suo primo splendido libro (pubblicato nel 1918) era intitolato La genesi della scienza dei cristalli. Una delle sue ultime opere fu un saggio, che è diventato uno dei classici della storia della scienza, sulla filosofia della materia in Lavoisier (del 1935).

Era ebrea. Aveva 55 anni quando venne assassinata nel campo di sterminio di Auschwitz. Si chiamava in realtà Hélène Bruhl (figlia di Paul Moïse e di Eugénie Emilie Adler) ed era nata a Chatou en Seine-et-Oise. Metzger era il nome del marito, Paul, che aveva sposato nel 1913, per restarne vedova meno di un anno dopo, all'inizio della “grande guerra”. Grazie ad un certo benessere economico derivante dalla famiglia d'origine (i Buhl erano gioiellieri), si dedica completamente all'attività scientifica che aveva già iniziato nel campo della chimica, occupandosi principalmente di cristallografia, ma ben presto i suoi interessi si rivolgono alla storia della chimica e, più in generale, alla storia della scienza.

Sin dal 1921 inizia una duratura collaborazione con Aldo Mieli (1879-1950) e con George Sarton (1884-1956), lo studioso belga, fondatore della prestigiosa rivista Isis dopo la sua emigrazione negli Stati Uniti. Entrambi, Mieli e Sarton, sono giustamente considerati due dei maggiori protagonisti degli studi che hanno contribuito a rendere la storia della scienza una disciplina autonoma.

Partecipa attivamente alla sezione di storia della scienza del Centre International de Synthèse ed è segretaria del Groupe Français d'Historiens des Sciences e amministratore e tesoriere della Académie Internationale d'Histoire des Sciences finendo per avere, in queste vesti, una grande influenza sullo sviluppo della disciplina. In particolare, nel dibattito dell'epoca sulle rivoluzioni scientifiche, riteneva – assieme a Enriques, del quale condivideva l'impostazione storiografica – che queste fossero solo dei frammenti visibili di un lenta evoluzione nella quale confluivano ed esplodevano numerose correnti di pensiero preesistenti. Questa convinzione la porta, fra l'altro, ad occuparsi di problemi relativi allo sviluppo dello spirito umano ed al legame scienza-religione-filosofia1.

La sua corrispondenza con Sarton ci dice qualcosa della sua vita, tragica ma ancora densa di ammaestramenti, nella Francia occupata dai nazifascisti. Ecco qualche passo di una lettera a Sarton del 10 ottobre 1940:

Caro amico,

alcuni mesi sono passati da quando le ho scritto e oggi, nel momento di riprendere la penna in mano per inviarle i miei più amicali pensieri, pesa sul mio animo una sorta di costrizione e sono quasi intimidita dal mio foglio; lei sa che una tristezza pesante s'è abbattuta su noi, che si aggiunge a difficoltà materiali presenti e futuri che però pesano poco nel bilancio globale rispetto a tutto il resto; penso molto spesso al mio povero marito, partito per la guerra nel 1914 e mai più rivisto; penso a mio fratello Roger ucciso nel 1918; penso ai miei due fratelli Adrien e Francis, che sono sfuggiti alla guerra presente ma dei quali non ho alcuna notizia da mesi perché si trovano nell'altra parte del paese.

E tuttavia, benché i miei capelli siano diventati bianchi da qualche mese e molto rapidamente, sono sempre la stessa persona che lei ha conosciuto un tempo e per la quale il suo apprezzamento molto benevolo del lavoro scientifico ha costituito allora un grande incoraggiamento. Ho appena riletto una introduzione scritta l'anno scorso per un'opera futura (futuro ahimè molto aleatorio) che intitolerò “Luce e dottrina chimica in Newton e Fresnel”; desidererei molto mandargliela per Isis, ma intanto io non credo che Isis , la sua rivista di storia delle scienze, si pubblichi e poi per ora lo sforzo intellettuale passa forse in secondo piano... Ciò malgrado, io faccio un lavoro morale serio per restare quella che ho sempre voluto essere, soprattutto un essere pensante padrone dei suoi giudizi.

 

Costretta, per sicurezza, a lasciare Parigi per rifugiarsi a Lione presso i Lévy-Bruhl, perde i contatti con Sarton ma, grazie all'emigrazione in America di un comune collega, Sarton riesce ad ottenere l'indirizzo della Metzger e a riprendere i rapporti epistolari. Ma queste poche, ultime, lettere rimaste della Metzger sono sempre più velate di una grande tristezza. Così lei scrive il 7 settembre 1941:

Grazie molto, caro amico, d'avermi dato sue notizie; penso spesso a sua moglie, a sua figlia, al suo lavoro, a lei stesso, e sono felice di pensare che nelle circostanze attuali ci siano ancora, da qualche parte, degli esseri umani che in piena libertà possano dedicarsi pubblicamente all'esercizio del loro pensiero; io sono sempre più convinta come ci si insegnava a scuola che la dignità umana consiste in questo pensiero e solo in esso; nella tristezza presente abbiamo ancora qualcosa che ci è caro e che non vogliamo abbandonare ... e tuttavia, quando cammino in questa buona città di Lione dove mio marito era un tempo professore amato, e quando penso che se non fosse morto per la Francia, non potrebbe ora più fare il professore in Francia, ho dei momenti di abbattimento e di disperazione (...).

George Sarton
E nell'ultima lettera, scritta da Bagnères de Bigorre il 12 agosto 1942, la situazione è drammatica, tanto da convincerla ad allegare alla lettera a Sarton l'elenco delle sue pubblicazioni fino al 1935. Ecco alcuni brani:

Caro amico,

la sua lettera gentile mi ha raggiunto a Bagnères de Bigorre dove sono stata a riposarmi per un mese presso miei cugini che per ragioni che lei indovinerà hanno ritenuto preferibile la grande città dove prima abitavamo; io mi sento molto meglio dopo alcune settimane di vacanza e penso di ritornare prossimamente a Lione per riprendere la mia attività consueta; avevo incontrato laggiù, ultimamente, due giovani sposi che conoscevano bene Guinet e sapevano che si trovava a Parigi; dovevo rivederli perché mi comunicassero l'indirizzo, ma ahimè, ciò è stato impossibile, perché sono ora a riposo in un luogo dove non possono ricevere alcuna visita! (...)

Avrei da dirle molte altre cose, ma ciò necessiterebbe forse di volumi, e come esprimerle quando si ha l'impressione di avere un peso sulla testa o, come nella tragedia antica, un bue sulla lingua ....

In fondo alla lettera, prima dell'elenco dei lavori, aveva apposto l'indirizzo di Lione: “ M.me Metzger – 28 rue Vaubecour – Lyon”, la pensione dove viene arrestata, durante una retata, l'8 febbraio 1944. Internata dapprima nel forte di Montluc, il 20 febbraio è trasferita a Drancy prima di essere deportata ad Auschwitz due settimane dopo. Dall'agosto 1941 all'agosto 1944, il campo di internamento de Drancy è stato il luogo chiave della Shoah in Francia. Situato a nord-est di Parigi (Seine-Saint-Denis), questo campo è stato per tre anni il luogo principale di partenza dalla Francia verso i campi di sterminio nazisti. Il nome di Hélène Metzger, al quale viene apposta la scritta “Schriftsteller” (scrittrice), figura tra quelli di 1501 “Arbeitsjuden” (ebrei lavoratori) del convoglio n° 69, che lasciò Drancy il 7 marzo 1944 e arrivò ad Auschwitz tre giorni dopo. All'arrivo del convoglio, furono selezionate 190 persone (110 uomini e 80 donne), il resto fu subito inviato alle camere a gas. Non sappiamo se Hélène Metzger è effettivamente arrivata viva ad Auschwitz. Di fronte allo spettacolo della barbarie scientificamente industrializzata, avrà avuto modo di vedere la realizzazione delle sue parole profetiche pronunziate nel 1936: “Pensiamo che l'attuale progresso scientifico è essenzialmente fragile, cioè che può realmente finire e che nulla, salvo una vigile attenzione e una specie di virtù possa garantire le nostre società civilizzate contro un ritorno offensivo della barbarie dei tempi primitivi. E poichè questa nuova barbarie riceverebbe in eredità l'insieme delle acquisizioni industriali offerte dalla scienza, essa sarebbe particolarmente temibile e pericolosa2.

 

In italiano si possono leggere alcuni testi di Hélène Metzger nel volume: « Il metodo filosofico nella storia delle scienze. Testi raccolti da Gad Freudenthal » (trad. di Mario Castellana, postfazione di Arcangelo Rossi, Barbieri ed., Manduria 2002) che raccoglie saggi sul metodo, quattro brevi saggi di storia della scienza, ritratti di contemporanei e recensioni di alcune opere di storici della scienza (fra i quali il matematico Federigo Enriques).

 

Citazione tratta da G. Freudenthal, «Hélène Metzger: Eléments de biographie», in Metzger H., La Méthode philosophique en histoire des sciences . Textes 1914-1939 , réunis par Gad Freudenthal, Fayard (Corpus des oeuvres de philosophie en langue française), Paris, 1987, pp. 197-208 (p. 204).