27/01/2005


Edy Kaufman

Passo nella prima parte della mattinata da un incontro su "Conoscenza, democrazia e rivoluzione" ad uno sulla Palestina.

Nel primo ascolto Enrique Dussel, una vecchia conoscenza (nel 1998 ha fatto la relazione introduttiva al convegno nazionale della Rete Radiè Resch), che affronta il problema del potere e della necessità di passare dalla società civile, ambigua, alla società politica, dal sociale al politico. In questo si pone in polemica con le tesi di Holloway (Cambiare il mondo senza prendere il potere). È vero che il potere è sempre più o meno dominazione, ma è una questione che va affrontata. Costruire il potere dal basso avendo un progetto alternativo di stato. La democrazia, nella sua definizione, è un sistema in cui tutte le decisioni si prendono, a tutti i livelli, con la partecipazione simmetrica di tutti coloro che sono coinvolti/interessati, e ciò avviene attraverso il ragionamento e non con la violenza.

L'incontro sulla Palestina è stato organizzato dalla comunità ebraica del Rio Grande del Sud ed ha come titolo "Due popoli due stati, il cammino della negoziazione nel conflitto palestino-israeliano". I principali relatori sono un professore palestinese ed uno israeliano, Edy Kaufman. Edy è un amico, con cui abbiamo collaborato per la realizzazione della scuola estiva di S. Anna di Stazzema del 2001, con la partecipazione di israeliani e palestinesi. È stato un piacere rivederlo ed anche una occasione per aggiornarsi reciprocamente su quello che stiamo facendo. Si tratta di un incontro molto equilibrato ed è certamente positivo il fatto che sia stato organizzato dalla comunità ebraica. Non posso non riflettere sul diverso tipo di atteggiamento della comunità ebraica pisana.


Enrique Dussel
Nella seconda sessione (dalle 12 alle 15) mi trovo ad ascoltare Holloway, con cui Dussel aveva polemizzato a distanza. Holloway cerca di spiegare come dal basso, a partire da una moltitudine di NO all'attuale sistema capitalistico, si possa cambiare la società senza passare attraverso la presa del potere. Lo stato è nella sua visione solo una forma di organizzazione che per sua natura è escludente.

Lo stato come forma di organizzazione che separa i leader dal popolo ha iscritto in sé il tradimento: il grande tradimento come quello di Stalin, ed il piccolo tradimento come quello di Lula. Ritornano, impietose e forse anche ingiuste, le critiche a Lula che già si erano espresse in modo rumoroso in occasione del suo intervento il primo giorno del forum; lo stesso Lula che nelle precedenti edizioni era stato invece accolto con atteggiamento acriticamente osannante rasentando una sorta di (fastidioso) culto della personalità. Holloway continua ribadendo l'errore di una strategia a due tempi, prima il potere e poi la rivoluzione. Le nostre lotte, insiste, creano già da ora le nuove relazioni sociali che auspichiamo. Alcuni spunti sono interessanti, ma l'impressione è il discorso richiederebbe un maggior livello di approfondimento.

Ultimo appuntamento, prima di tornare a casa, un incontro sulla riforma degli organismi internazionali. C'è tra gli altri José Saramago, grandemente applaudito soprattutto dai giovani, ma che parla pochissimi minuti.

Oggi l'amico che mi ospita, Marcelo Guimaraes, docente di educazione alla pace nell'università cattolica del Rio Grande del Sud, ha organizzato un incontro extra Forum con un gruppo di docenti e studenti della stessa università in modo che io potessi presentare il nostro corso di laurea. Ci incontriamo alle 7 di sera in un caffè-libreria. Ci sono una decina di persone, alcuni sono docenti ed altri studenti di dottorato. Formano un gruppo che si incontra periodicamente per discutere di educazione alla pace ed anche di azioni concrete per costruire una cultura di pace. È andata molto bene: il nostro corso di laurea ha suscitato molto interesse, soprattutto per le sue caratteristiche di interdisciplinarità; è una caratteristica che all'inizio sorprende e suscita curiosità, ma che poi viene molto apprezzata.