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PARLIAMONE

a cura di
Rosi Tettamanzi Guerraggio

 

“Giovane Donna in piedi davanti alla finestra” (Salvador Dalì).

 

Di 8 marzo in 8 marzo, siamo passati dalla celebrazione della Giornata Internazionale della Donna alla Festa della donna. Se le parole hanno un senso…

Una festa che oltretutto -di anno in anno- sembra diventare sempre più banale, sempre più commerciale. È una riflessione che abbiamo già iniziato negli scorsi anni: “Diamo un senso alla festa” è stato proprio il titolo del nostro primo dossier. “Lavoriamo per la pace. Costruiamo il futuro”, “Il valore della memoria”, “Il cammino delle donne” sono i “temi” dei successivi “8 marzo”. Ora ci chiediamo: è ancora il caso di attirare l'attenzione su questa data, di ricordare questa giornata che sembra ormai così priva di significato? Che sembra, anzi, assumerne uno che va in senso del tutto contrario? Nei giorni scorsi un'amica di indubbia “fede” femminista mi diceva di odiare l'8 marzo…

Forse ha ragione, ma a noi però sembra che valga ancora la pena di parlarne, magari senza celebrazioni né feste, ma solo per raccontarci e per dare visibilità “un giorno” a quello che le donne fanno “tutto l'anno”, con particolare attenzione al nostro mondo, quello della Scienza e della Matematica.

Ricorderemo figure di donne del passato, festeggeremo scienziate di oggi che ricevono doverosi riconoscimenti, penseremo al futuro dando informazioni e dati su cui riflettere, perché il cammino è lungo e pieno di ostacoli.

Leggeremo anche i versi di una poetessa che ci ricorderà terre e sogni lontani. Perché le donne amano anche sognare…

Prendendo in prestito la dichiarazione in un'intervista di recente rilasciata Drew Gilpin Faust, la consapevolezza è che “le donne hanno attitudine a tutto, compreso fare il presidente di Harvard”.

La professoressa Faust, 59 anni, è la prima donna a dirigere – la sua nomina è di qualche settimana fa - la più antica Università americana, la stessa Università in cui il suo ex presidente -Larry Summers- aveva messo in dubbio, in una celebre quanto infausta dichiarazione, le attitudini delle donne per la ricerca scientifica.

È un buon segnale!