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I contributi delle
donne alla scienza:
ieri e oggi
di Margherita
Hack
La storia delle
donne nella cultura e nella vita civile è stata una storia
di emarginazione fino alla fine dell'Ottocento e in gran parte ancora
fino alla metà del Novecento, almeno nei paesi industrializzati.
In molti paesi in via di sviluppo, salvo rare eccezioni, le donne
sono ben lontane non solo dall'aver raggiunto la parità con
l'altro sesso, ma anche dal vedere loro riconosciuti i più
elementari diritti di esseri umani. Quali possono essere le cause
di questa situazione che risale indietro nei secoli? Forse già
nelle epoche preistoriche, la forza fisica necessaria per sopravvivere,
le numerose gravidanze e il lungo periodo di allattamento e di cura
della prole hanno portato alla differenziazione dei compiti. Oggi,
i progressi della scienza e della medicina, e le conseguenti applicazioni
tecnologiche hanno annullato la condanna biblica - uomo lavorerai
con fatica, donna partorirai con dolore - almeno nei paesi industrializzati.

Per secoli le
donne che potevano avere accesso all'istruzione erano quelle rinchiuse
nei conventi. Forse per questo le donne che sono emerse nel passato
erano soprattutto umaniste, pittrici, scrittrici, poetesse, ma molto
più raramente scienziate. Infatti chi ha attitudini artistiche
o letterarie può emergere anche senza una preparazione specifica,
mentre le scienze, e in particolare le cosiddette scienze "dure"
come matematica e fisica richiedono una preparazione di base, senza
la quale è quasi impossibile progredire. Solo quelle poche
favorite dall'avere un padre, un fratello o un marito scienziato
disposto a condividere le proprie cognizioni, potevano farsi una
cultura scientifica. Basta ricordare che ancora all'inizio del XX
secolo in molti paesi europei alle ragazze era precluso l'accesso
alle università ed anche ai licei.
Perciò le donne, escluse dalle università, escluse
dall'educazione scientifica, sono emerse là dove potevano
emergere. Così è sorto il pregiudizio secondo cui
le donne sarebbero più adatte alle materie letterarie e linguistiche
che non a quelle scientifiche. Le stesse ragazze crescono in mezzo
a questi pregiudizi e se ne lasciano influenzare, e scelgono le
facoltà umanistiche anche contro le loro naturali inclinazioni,
contribuendo così a rafforzare i pregiudizi stessi. Comunque
oggi cresce sempre di più il numero di ragazze che scelgono
materie ritenute tipicamente maschili come ingegneria.

Malgrado le
difficoltà incontrate, non sono poche le scienziate che hanno
portato importanti contributi allo sviluppo della scienza. La storia
ci tramanda i nomi di alcune famose scienziate. Ce ne furono una
ventina nell'antichità, fra cui emerge il nome della matematica
Ipazia; solo una decina nel medioevo, soprattutto nei conventi,
quasi nessuna tra il 1400 e il 1500, 16 nel 1600, 24 nel 1700, 108
nel 1800. Oggi solo nel campo dell'astronomia sono più di
2000, ed in ogni campo dei sapere le ricercatrici universitarie
superano il 50%, con punte ded'80% nelle facoltà umanistiche,
del 60% in quelle di scienze biologiche, dal 30 al 40% nelle scienze
abiologiche, più dei 50% nelle matematiche, mentre sono ancora
al di sotto dei 20% in facoltà come ingegneria e agraria.
Fra le matematiche
va ricordata la già citata Ipazia (370-415 d.C.), figlia
del matematico e filosofo Teone. Diventò capo di una scuola
platonica di Alessandria d'Egitto frequentata da molti giovani.
Fu uccisa barbaramente da monaci, forse anche perché tanta
genialità matematica in una donna poteva sembrare indice
di empietà. Nel 1700 Maria Gaetana Agnesi (1718-1799) fu
la prima donna ad essere chiamata a ricoprire una cattedra universitaria,
all'Università di Bologna, e Sophie Germain (1 776-183 1)
fu una riconosciuta esperta di teoria dei numeri e di fisica. Nel
XIX secolo ci sono numerose grandi matematiche, fra le quali emergono
soprattutto Sofia Kovaleskaja (1850-1891), professore all'Università
di Stoccolma, e Emmy Noether (1882-1935), fondatrice dell'Algebra
moderna. Fra le matematiche italiane di questo secolo ricordo Pia
Nalli ( 1866-1964) professore ordinario di analisi matematica all'università
di Cagliari e poi di Catania; Maria Pastori (1895-1975) ordinario
di Meccanica Razionale all'università di Messina, Maria Cibrario
Cinquini (1905-1992), ordinario di Analisi matematica a Cagliari
e professore emerito dell'università di Pavia, Maria Biggiogero
Masotti ordinario di geometria presso il Politecnico di Milano.
Fra le fisiche
e le astrofisiche vanno ricordate, naturalmente Marie Sklodwska
Curie (1867-1934), premio Nobel per la fisica nel 1903 e per la
chimica nel 1911, e prima donna professore alla Sorbona e la figlia
Irene Curie (1897-1956) premio Nobel per la chimica nel 1935; Lise
Meitner (1878-1856) premio Nobel per la chimica nel 1935; Lise Meitner
(1878-1968) che scopre il fenomeno della fissione nucleare ed è
la prima donna ad avere una cattedra universitaria di fisica in
Germania; Marie Goeppert Mayer (1906-1972) premio Nobel per la fisica
nel 1963 per la sua teoria sui "numeri magici" che determinano
la stabilità degli atomi; Wu Chieng-Shiung (1913-1997), professore
di fisica alla Columbia University, scopritrice della non conservazione
della parità nelle interazioni deboli.
Fra le astronome
e astrofisiche va ricordata Caroline Herschel (1750-1848) che insieme
al fratello William iniziò lo studio fisico del cielo, occupandosi
di quello sfondo di stelle fino allora considerato poco più
di uno scenario su cui si muovevano i pianeti. A loro si deve lo
studio delle nubi interstellari, la scoperta di regioni apparentemente
prive di stelle, che oggi sappiamo essere regioni ricche di polveri
che ci nascondono le stelle retrostanti, e lo studio della distribuzione
delle stelle sulla volta celeste.
Maria Mitchell (1818-1889) è stata la prima famosa astronoma
americana, docente di astronomia al Vassar College e direttrice
di quell'osservatorio, che ha preso il suo nome.
Un terzetto di astronome americane che hanno legato il loro nome
a scoperte e ricerche fondamentali per la moderna astrofisica sono
Henrietta Swan Leavitt (1868-1921), Anne Cannon (1863-1941) e Antonia
Maury (1866-1952). La prima scoprì la relazione che lega
il periodo di variazione di luce di una classe di stelle variabili
dette "Cefeidi" al loro splendore assoluto, facendo di
questa classe di stelle uno dei migliori mezzi per la determinazione
delle distanze delle galassie. Alla seconda si deve la classificazione
degli spettri di più di 225.000 stelle; il risultato del
suo lavoro è raccolto nel poderoso catologo "Henry Draper"
(dal nome dei finanziatone dell'opera) che è ancora oggi
largamente consultato. La terza scoprì alcune caratteristiche
degli spettri stellari, che permettevano di stabilire lo splendore
assoluto di una stella, e quindi - misurato lo splendore apparente
- risalire alla distanza. Essa ha anticipato di almeno due decenni
il metodo di determinazione delle distanze dal semplice studio dello
spettro.
Una grande astrofisica,
iniziatrice dei metodi di studio delle atmosfere stellari e della
determinazione della loro composizione chimica è stata Cecilia
Payne Gaposchkin (1890-1979). Iniziatrice dello studio dell'evoluzione
chimica della Galassia è stata una giovane astrofisica, Beatrice
Tinsley, scomparsa prematuramente una ventina di anni fa. Oggi sono
numerosissime le astrofisiche di fama internazionale che guidano
gruppi di ricerca nei più svariati campi, dalla fisica stellare
alla cosmologia, e delle più svariate nazionalità.
Si può stimare che in tutto il mondo rappresentino dal 25
al 30% di tutti gli astronomi e astrofisici.
Altrettanto
numerose sono le scienziate nel campo della biologia e delle scienze
mediche, molte insignite di premio Nobel. Per tutte ricordiamo Rita
Levi- Montalcini (1909) premio Nobel per la medicina nel 1986.
Sebbene oggi i contributi delle donne alla scienza vengano riconosciuti,
resta il fatto che le scienziate per emergere devono generalmente
lavorare di più dei loro colleghi e devono ancora superare
numerosi pregiudizi, che, contrariamente a quanto si crede, sono
maggiori nei paesi anglosassoni che non in quelli latini.
Spesso mi viene
chiesto se ho incontrato molte difficoltà nel corso della
mia vita scientifica. Ritengo che molti degli ostacoli di cui si
lamentano parecchie ricercatrici dipende anche dall'educazione ricevuta
che, almeno fino a qualche decennio fa, tendeva a fare delle bambine
persone arrendevoli e servizievoli, poco combattive e desiderose
di protezione. Oggi mi sembra che le cose vadano cambiando, la vita
e l'educazione comune a bambini e bambine li lascia più liberi
di sviluppare le proprie attitudini naturali, senza imporre loro
condizionamenti dovuti al sesso.
lo ho avuto la fortuna di avere una famiglia in cui babbo e mamma
erano perfettamente eguali, si dividevano i compiti in piena parità,
e che non mi hanno mai imposto comportamenti o giocattoli legati
a stereotipi sessuali. Anche lo sport che ho praticato per parecchi
anni mi ha aiutato a sviluppare quella competitività che
e necessaria per riuscire nell'atletica come nella scienza, per
vincere sportivamente, allenandosi e studiando e avendo la costanza
di perseguire lo scopo di battere un record o di ottenere un risultato
scientifico, senza scoraggiarsi davanti agli insuccessi, perseverando
con costanza.
Credo perciò che l'ambiente familiare in cui ho avuto la
fortuna di nascere sia stato estremamente importante per darmi fiducia
nelle mie possibilità, e per non provare complessi di inferiorità
che ho spesso notato in colleghe della mia generazione e anche più
giovani.
Malgrado i grandi
progressi fatti dalle donne, ci sono ancora notevoli disparità
nel mondo del lavoro, della politica e della ricerca. Nelle università
per esempio le ricercatrici sono ormai più della metà
di tutti i ricercatori, ma appena si passa al livello superiore,
quello dei professori associati, le.donne sono meno del 30% e al
più alto livello dei professori ordinari sono appena il 10%.
In politica è a tutti nota la scarsa rappresentanza femminile
alla camera dei deputati e al senato. Al governo dei comuni sono
ancora una minoranza le donne sindaco, mentre sono frequenti gli
assessorati alla cultura assegnati a donne, il che mi fa malignamente
pensare quanta poca importanza i politici tendono ancora a dare
alla cultura, ritenuta un trascurabile centro di potere locale.
Quasi sempre si attribuisce questa scarsa presenza femminile nei
livelli più alti all'impegno familiare, alle cure dei marito
e dei figli, e si chiede un maggiore impegno dello stato nel fornire
asili nido, scuole materne, scuole a tempo pieno. Giustissimo! Però
rarissimamente si afferma il diritto delle donne e il dovere degli
uomini di dividersi al 50% le cure familiari, dalle più umili
alle più importanti, anche se la legislazione familiare dà
alle donne la possibilità di rivendicare questa reale parità.
Sta alle giovani donne educare i propri compagni e ai giovani uomini
di incitare le loro compagne ad affermarsi nella vita.
Comunque ritengo che il crescente numero di donne affermate nella
scienza, nella politica, nello sport e in tutti i campi dell'attività
umana fornisca quei modelli che finora mancavano alle bambine, e
che possono dar loro fiducia e stimoli ad eguagliarle.
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