di
Marco Crespi

 

Le mille strade della comunicazione scientifica

 

A Forlì, presso la Camera di Commercio, si è svolto nei giorni 6, 7 e 8 novembre un convegno per fare il punto della situazione sulla comunicazione scientifica in Italia. Lo aveva presentato, su questo sito, Pietro Greco.

Tra ricerche presentate e idee per il futuro il convegno si è rivelato più eccitante del previsto. Gli spunti, sul piatto della discussione, erano fin troppi. Ma l'idea degli organizzatori era chiara: "Vorremmo che il convegno di Forlì diventi un punto d'incontro tra chi si occupa di comunicazione scientifica e lo fa con metodo scientifico".
Non c'erano quindi solo proposte o presentazioni di lavori svolti ma analisi dei vari approcci per capire se e come funzionano. Comunicatori, sociologi, antropologi si rincorrevano tra gli interventi, nelle pause caffè (e chi si occupa di scienza sa quanto queste siano importanti) per discutere, sviluppare nuove idee, allacciare contatti.
Insomma, gli organizzatori non possono che essere contenti di come sia andata anche se i momenti ufficialmente dedicati alla discussione, tra un intervento e l'altro, erano ridotti al minimo. Forse era un po' troppo ma come secondo anno dell'iniziativa possiamo aspettare che cresca ancora. E il bimbo promette veramente bene.

Il primo giorno era dedicato più alla sociologia della scienza. Gli interventi sono stati aperti da Agnes Allansdottir che, docente all'Università di Siena, si occupa della partecipazione italiana all'Eurobarometro. A seguire Massimiano Bucchi e Federico Neresini che hanno rimesso sul tavolo il problema delle nuove forme di cittadinanza scientifica e dell'importanza che la comunicazione scientifica ha oggi.
Poi si è passati alla ricerca con gli interventi di Yuri Castelfranchi e Daniele Gouthier. All'interno di un progetto del gruppo di ricerca ICS (Innovazioni nella Comunicazione della Scienza) si sta cercando di analizzare quale sia l'immaginario scientifico dall'infanzia all'adolescenza. Infatti, punto fermo di molti interventi è l'idea che non si può più prescindere dalle idee di scienza e scienziato che il pubblico ha già. Bisogna quindi indagarle, trovare da dove nascono e capire come il comunicatore può interagirci.

Un altro argomento, che ha tenuto piacevolmente impegnati i presenti al convegno, è stata la presentazione di un nuovo progetto europeo per creare un osservatorio sulle relazioni tra pubblico radiofonico e scienza. Gli interventi hanno prima cercato di fornire un panorama di quella che è la comunicazione scientifica via radio. Poi si sono presentate una serie di ricerche in fase di avvio: dallo studio della retorica radiofonica e i suoi contrasti con la scienza, all'importanza dei materiali di archivio per arrivare all'intersezione tra due mondi apparentemente concorrenti: la vecchia radio e la nuova rete, il web.

Come comunicare meglio la scienza, insomma, significa conoscere non solo gli strumenti, ma anche le persone a cui si sta parlando. Ed è con questo spirito che i partecipanti si sono lasciati dopo tre giorni molto intensi. Lasciati per modo di dire, visto che molti progetti stanno partendo e i risultati sono attesi da tutti.