Gerolamo Cardano


Dossier pubblicato sul n. 41 della rivista lettera matematica pristem

 


Gerolamo Cardano,medico e taumaturgo
di Attilio Zanca

 

  • La personalità,il pensiero e gli scritti

Cardano scrisse più di duecento opere che solo in parte videro la luce nel XVI secolo e che, altrettanto parzialmente, confluirono nei dieci volumi postumi di Opera omnia.


Frontespizio dell'Artis Magnae di Gerolamo Cardano

Questi volumi riscossero grande successo e continuarono a diffondere fino al primo Settecento la notorietà di Cardano sia come medico taumaturgo, sia come matematico e scienziato.
Ebbe contatti con medici, anatomisti, naturalisti e filosofi di vari paesi europei, oltre che con astrologi, occultisti e personaggi potenti. Si occupò di tutto abbracciando, con le proprie osservazioni dirette, speculazioni ed elucubrazioni, ogni settore dello scibile, dalla filosofia alla medicina, dalla matematica all’astrologia, dalle scienze naturali alla tecnologia, dalla psicologia all’interpretazione dei sogni, dalla chiromanzia alla numerologia e a quant’altro appartenesse alla sfera del paranormale. Nelle numerose opere, non raramente scritte in modo oscuro e frammentario, è possibile cogliere osservazioni illuminanti e formidabili intuizioni, frutti del suo ingegno vivacissimo, accanto a evidenti contraddizioni e a proposte difficili o impossibili da decifrare. Individuo arrogante, egoista, litigioso, emotivamente instabile e nomade di tendenza, per le sue idee non conformi al sapere ufficiale, fu oggetto di violente dispute durante la vita e dopo la morte, fino ai nostri giorni. I pareri sulla sua personalità, quindi, non sono affatto concordi. Del resto, come per tutti gli scienziati e filosofi naturali del tempo, non è facile distinguere nella notevole mole degli scritti – ha detto bene Vasoli [1] – gli aspetti veramente nuovi delle sue indagini dalla sostanziale accettazione di una visione metafisica e magica della realtà profondamente legata ad antiche tradizioni. Così può capitare che, accanto alla definizione di un Cardano che incarna, sia pure in dimensioni ridotte rispetto ad altre grandi figure del Rinascimento, l’ideale dell’"uomo universale" che estende la propria indagine a tutti i campi dello scibile" [2], sia proposta quella, a mio parere un po’ troppo sbrigativa, di "tuttologo rinascimentale" [3].
Sul pensiero di Cardano sono stati pubblicati ottimi studi ai quali rimando per precisazioni ed approfondimenti [4]. Egli tentò di sganciarsi dalla cultura tradizionale, sottraendosi anche all’autorità precostituita. Ad esempio, non accettò i quattro elementi empedoclei del macrocosmo, aria, acqua, terra e fuoco, escludendo dal novero quest’ultimo, distruttivo e non componente i corpi. Non era certo la prima volta che la dottrina dei quattro elementi era sottoposta a revisione: ciò era già avvenuto anche nel Medioevo e ancora accadeva in epoca rinascimentale soprattutto ad opera di Paracelso (1493 c.-1541), sia pure con proposte diverse da quelle di Cardano [5]. Ridusse anche le quattro classiche qualità degli elementi a due, caldo e umido. Non accettò completamente l’autorità di Aristotele: è stato detto che Cardano fu influenzato dall’aristotelismo padovano, con suggestioni averroistiche e che risentì di confuse influenze neoplatoniche [6]. L’insofferenza di Cardano per certa cultura tradizionale influenzò personaggi importanti, come il celebre ceramista Bernard Palissy (1510-1590), che trasse spunto dalla traduzione francese di De subtilitate (Les livres de H. Cardanus traduits par Richard Blanc, Paris 1556) per la sua invettiva contro la cultura dei professori della Sorbona e per l’identificazione della filosofia con l’arte di osservare la natura [7]. In definitiva all’autorità precostituita Cardano preferì ciò che poteva scaturire dall’esperienza. Bisogna, però, essere cauti sul significato che il termine esperienza assumeva nel XVI secolo, spesso intesa come esperienza occulta di cose che si percepiscono con i sensi, ma che l’intelletto comprende con estrema difficoltà [8]. De subtilitate e De rerum varietate, in cui Cardano agglomerò matematica, mistica e medicina, sono esempi della speculazione naturalistica rinascimentale incentrata sulla rivelazione di una sapienza arcana, una specie di magia naturale tramite la quale è possibile giungere alla conoscenza degli occulti nessi di simpatia ed antipatia che legano magicamente fra di loro le cose: forze del genere sono dominanti in natura. Cardano non fu il primo ad affrontare la dottrina dell’influsso reciproco delle cose, essendo stato preceduto da Gerolamo Fracastoro (1478-1553) autore di De sympathia et antipathia rerum (Venezia 1546).
Nel pensiero di Cardano spicca il particolare rilievo da lui accordato alla matematica, costruzione della mente umana che garantiva un sapere molto più certo di quello fornito dalla conoscenza sensibile. Con lui, però, la matematica non si traduce ancora nella matematizzazione della ricerca scientifica da cui nascerà la scienza moderna [9]. Di là da venire anche la trasformazione di magia naturale in scienza sperimentale. Sono, tuttavia, chiare avvisaglie di ciò che sarebbe accaduto non molti anni dopo. Accennando appena alle scoperte tecnologiche e alle osservazioni fisiche e di protochimica di Cardano, sono da segnalare, fra l’altro, un particolare anello di sospensione o giunto detto, appunto, cardanico; un igrometro a corda di minugia; le ricerche per determinare la densità di alcuni corpi; la distinzione fra attrazione magnetica (magnetite) ed elettrica (ambra, in greco electron); la dimostrazione dell’impossibilità del moto perpetuo; la notevole intuizione sulla natura di un gas (flatus) che sarebbe divenuto noto nel XVIII secolo come ossigeno, accanto a quella dell’esistenza dell’acido carbonico.
Certi settori della conoscenza e certe speculazioni al limite con la metafisica e la magia, in rapporto più o meno stretto con la medicina, furono prese seriamente in considerazione da Cardano. Mi riferisco, innanzitutto, alle problematiche del sogno, di antica memoria, che egli in Somniorum synesiorum omnis generis insomnia explicantes (Basilea 1562) affrontò principalmente sul piano biologico e simbolico, nonostante i chiari intendimenti mantici e astrologici. Distinse fra cause corporee (certi alimenti e squilibri umorali) e incorporee (sentimenti con intensa carica affettiva come amore, odio ecc.) e ritenne, alla maniera di Artemidoro (II secolo d.C.), che i sogni comunicassero messaggi cifrati tramite rappresentazioni simboliche (la terra, ad esempio, significa i visceri poiché da essa si trae l’alimento; la mano è simbolo delle arti e via discorrendo). La prospettiva demonologica, invocata più volte da altri, con Cardano, che pure era convinto di essere un genio superiore assistito da un demone [10], risultava tutto sommato, accantonata [11].
Cardano credette fermamente di poter individuare le caratteristiche morali degli individui tramite l’esame delle linee della fronte e, fino ad un certo punto, di predirne la sorte e di precisare le corrispondenze fra nevi cutanei e segni dello zodiaco. Le sue speculazioni in proposito comparvero postume in Metoposcopia libri tredecim et octingentis faciei humanae eiconibus complexa – Cui accessit Melampodis De naevis corporis tractatus... (Paris 1658): ottocento figure incise di volti umani riguardavano la metoposcopia ossia l’esame delle linee della fronte.

 


Ai tempi di Cardano la divinazione, come tentativo di conoscere l’avvenire, esercitava vivissima seduzione sugli spiriti, riscuotendo, nel contempo, condanne altrettanto rigorose. Cardano non andava immune da tentazioni del genere, convinto com’era di essere un mago dotato di capacità eccezionali. Tuttavia reputò la divinazione la più dannosa delle sapienze diaboliche. La sua opera De sapientia (Norimberga 1543) fu una fonte importante per François Rabelais (1492-1553) che si servì di essa per i problemi circa la divinazione dibattuti nel Tiers Livre di Gargantua et Pantagruel, sia nel testo del 1546 sia nella revisione del 1552 [12].
Le nascite mostruose, umane o animali, ossia i dismorfismi congeniti, quali anencefalia, bicefalia, malformazioni degli arti (ectromelia totale, focomelia; arti in soprannumero ecc.), mostri doppi (ad esempio, "gemelli siamesi") e tanti altri, furono sempre ammantate di mistero e di sacralità: fino al Cinquecento e oltre la parola téras indicò sia un essere mostruoso nel senso corrente del termine, sia un presagio, un segno premonitore di eventi in genere luttuosi (guerre, pestilenze, sconvolgimenti politici o religiosi ecc.). La teratologia medievale e rinascimentale fu soprattutto una celebrazione del prodigioso. Con inizio nella seconda metà del XVI secolo si instaurò una crescente tendenza, in opposizione alla cultura tradizionale, a dare poca importanza o anche a negare il carattere prodigioso delle nascite mostruose. Cardano fu tra i primi, se non il primo, a dimostrare franco scetticismo circa il valore predittivo dei mostri in De subtilitate, precedendo, si può dire, importanti personaggi dell’epoca, quali Michel de Montaigne (1533-1592), Ambroise Paré (1509-1590), Francis Bacon (1561-1626) [13] e le prese di posizione di Ulisse Aldrovandi (1522-1605) [14]. Questa tendenza a svincolarsi dalla "cultura dei prodigi" promosse il processo di naturalizzazione dei mostri, processo che, portato avanti in seguito, fra Seicento e Settecento, avrebbe condotto i mostri a far parte definitivamente della cultura scientifica.
Del resto, commentando l’autopsia di un mostro doppio di sesso femminile (con due teste, arti e visceri doppi, ma unico cuore e unica vulva ecc.), Cardano attribuì alla natura il tentativo non riuscito di creare due fanciulle.
Poiché la professione medica fu la più amata da Cardano, è naturale che gli scritti d’argomento medico fossero i più numerosi, circa metà delle sue molte opere. In medicina fu aperto al nuovo ossia agli straordinari progressi dell’epoca in anatomia e nelle scienze della natura, ispirandosi, però, all’arte di curare di Ippocrate e alla sua sapienza prognostica. Nei numerosi commenti agli scritti ippocratici, nondimeno, dissentì, in più di un’occasione, dal loro dettato come dalle opinioni dei vari commentatori che l’avevano preceduto. I maggiori dissensi furono, tuttavia, riservati a Galeno, al cui pensiero si ispiravano gran parte dei medici di allora. Non poteva essere diversamente per uno come Cardano che fuoriusciva dai limiti della norma e della convenzione. Non si trattò di una rottura completa: fu un galenista critico di Galeno, come Andrea Vesalio (1514-1564), che riformò l’anatomia umana (De humani corporis fabrica, Basilea 1543), fino ad allora poggiante su basi galeniche, affrontando il problema della conoscenza morfologica del corpo attraverso la dissezione diretta. Cardano non accettò, fra l’altro, il principio galenico di contraria contrariis curantur (evacuazione in caso di pletora, applicazione del freddo in caso d’infiammazione e così via), portando l’esempio della diarrea che poteva essere curata con purganti. Si credeva con Ippocrate e Galeno che il catarro si formasse nel cervello per poi passare nelle parti sottostanti. Per Cardano il catarro poteva formarsi direttamente, per esempio, nella cavità orale e nel naso, annunciando una verità importante per i suoi tempi e precedendo ampiamente Konrad Victor Schneider (1614-1680) al quale viene attribuita detta dimostrazione in Liber ...de catarrhis (Wittenberg 1660-1662).
Le osservazioni in campo medico di Cardano sono molto numerose: accanto a ripetizioni di luoghi comuni, si annoverano rilevazioni di grande interesse o, addirittura, illuminanti, frutti indiscutibili del suo genio. Citerò le osservazioni di un uomo di 34 anni con galattorrea; di numerosi pazienti con calcoli salivari o biliari; di un soggetto con ossificazione della laringe e della trachea. Eseguì dissezioni di cadaveri e trattò di vari tipi di operazioni chirurgiche, criticando l’abuso della trapanazione del cranio. Si occupò di cure dentarie, di malattie dei bambini, di tossicologia. Fu un lettore instancabile di opere contemporanee quali, ad esempio, per il settore del la terapia medica, i libri di Gonzalo Fernandez de Oviedo (1478-1557) e di Nicolas Monardes (1493-1588) ossia, rispettivamente, Sumario de la historia natural de las Indias (Toledo 1525) e Dos libros (Sevilla 1565), contenenti le prime descrizioni delle essenze botaniche del Nuovo Mondo, possibili fonti di farmaci nuovi.
Non è il caso di meravigliarsi [15] se, in più di un’occasione, Cardano ripeté antiche e contemporanee credenze riguardanti supposti poteri terapeutici delle pietre preziose, del corallo e, si può aggiungere, di molte altre sostanze d’origine organica e inorganica, secondo l’imperante moda polifarmaceutica dell’epoca. Tuttavia Cardano denunciò anche l’inefficacia di molti farmaci sotto forma di distillati e dichiarò di preferire, per la cura della sifilide, la salsapariglia, il cui decotto fu usato per lo stesso scopo almeno fino alle soglie del XX secolo. Non deve destare meraviglia nemmeno che Cardano si rifacesse agli antichi saperi relativi alla vite. Mentre in Grecia e nelle sue colonie la vite era coltivata ad alberello basso o "a palo secco", in epoca etrusca e successivamente, approfittando della sua caratteristica di pianta lianosa, essa era allevata alta, "maritata", come si diceva, all’olmo, al pioppo, all’acero. I latini "Scriptores rei rusticae" (Catone, Varrone, Columella, Palladio), Plinio il Vecchio e altri fino all’epoca di Cardano e oltre, non tralasciarono certo di trattare questo sistema di allevamento della vite a tralcio lungo ossia della vite "maritata" alle diverse piante per esserne sostenuta [16]. Era una necessità della viticoltura e per Cardano la vite "amante" dell’olmo rientrava nel gioco delle simpatie ed antipatie delle cose.
Cardano teorizzò sulla possibilità di educare i sordomuti in modo da metterli in condizione di comunicare col prossimo, facendoli leggere e scrivere. Per la decapitazione del figlio Giovanni Battista compose De utilitate ex adversis capienda (Basilea 1561) in cui diede una definizione dell’"improbità" corrispondente al quadro della pazzia morale, vale a dire della mancanza di senso morale, indicata con vari termini dagli psichiatri dell’Ottocento e del Novecento.

 

  • Capacità di osservazione e intuizione, magia e astrologia

Il tifo esantematico o petecchiale o dermotifo è una malattia infettiva che oggi sappiamo determinata da un batterio scoperto nel 1913-14, Rickettsia Prowazekii, il cui ospite principale è l’uomo al quale è trasmesso con i morsi di pidocchi o pulci. Il tifo esantematico è stato definito "malattia da accampamento", della guerra e di tutte le miserie. Dominò la storia militare del Rinascimento e infierì ovunque le condizioni di vita fossero miserabili, ivi comprese le prigioni [17]. Gerolamo Fracastoro descrisse la malattia in De contagione et contagiosis morbis et curatione (Venezia 1546), ma spetta a Cardano il merito di aver differenziato dieci anni prima, ossia nel 1536, l’eruzione cutanea del tifo esantematico da quelle delle numerose altre malattie esantematiche, vero e proprio problema diagnostico che, da secoli, vari autori avevano cercato, senza grandi risultati, di risolvere. Cardano lo chiamò morbus pulicaris a causa della rassomiglianza tra gli elementi eruttivi e i morsi delle pulci. La descrizione si trova al capitolo XXXVI di De malo recentiorum medicorum usu libellus (Venezia 1536) [18], libro in cui Cardano elencava anche settantadue errori compiuti dai medici. Egli poté giungere alla sua classica descrizione perché era riuscito ad affinare le sue notevoli capacità di osservazione e, diremmo oggi, di ragionamento clinico.


Gerolamo Cardano


L’intuizione è l’attitudine a conoscere l’intima essenza delle cose, conoscenza immediatamente presente alla coscienza senza necessità di ragionamento o di prove. Cardano aveva di queste ispirazioni improvvise che lo rafforzavano nella convinzione di essere dotato di poteri speciali, magici. La sua fama di medico taumaturgo si era diffusa in Europa. Per questa notorietà nel febbraio 1552 fu invitato a curare John H. Hamilton, arcivescovo cattolico di St. Andrews a Edimburgo, sofferente, si credeva, di tisi che, col tempo, era andata aggravandosi. Cardano partì il 22 febbraio 1552 e il 13 marzo giunse a Lione dove avrebbe dovuto incontrare l’arcivescovo scozzese. Per quarantasette giorni si fermò in quella città dove fu raggiunto, invece, da William Casanate, medico curante dell’arcivescovo, che l’invitò a recarsi in Scozia. Giunse finalmente ad Edimburgo il 29 giugno. Contraddicendosi, Cardano considerò che il catarro bronchiale del paziente provenisse dal cervello secondo l’ipotesi classica che egli stesso altrove ebbe occasione di mettere in dubbio. Comunque fece diagnosi di asma. Per una quarantina di giorni si limitò ad osservare l’andamento della malattia, prendendo nota di tutto ciò che poteva essere di nocumento. Concluse che i disturbi subissero l’influenza della vita disordinata del prelato. Consigliò allora un moderato regime dietetico e igienico e, soprattutto, di sostituire i cuscini e i materassi di piuma del letto dove dormiva con altri di seta grezza, percezione di profonda acutezza, intuizione illuminante che portò a rapido e sostanziale miglioramento le condizioni respiratorie dell’illustre paziente. Oggi, a distanza di così tanto tempo, possiamo ragionevolmente supporre che l’asma bronchiale di John H. Hamilton fosse causata da acari presenti nel materiale lettereccio: l’importanza degli acari nell’eziopatogenesi delle allergopatie respiratorie fu dimostrata nel 1964 [19].
Cardano ricevette molto denaro e doni preziosi per le sue prestazioni guaritrici, dalla suggestiva aura di mistero e di magia. Tracciò anche un oroscopo all’arcivescovo, in cui previde successo e felicità duraturi. Partì da Edimburgo il 12 settembre e fece tappa a Londra dove conobbe il giovanissimo re Edoardo VI, col quale ebbe una discussione sulla natura delle comete e al quale trasse un oroscopo con la promessa di una vita oltre i cinquantacinque anni. Le predizioni di Cardano furono disastrosamente inesatte: l’arcivescovo fu impiccato a Stierling nel 1571, senza processo, dai riformatori scozzesi, mentre Edoardo VI morì di tubercolosi entro un anno.
Non era affatto raro che gli astrologi incorressero in errori clamorosi: esempio famoso quello dell’astronomo Giovanni Keplero (1571-1630), celebre per le tre leggi relative al moto dei pianeti intorno al sole. Egli predisse al boemo Albrecht von Wallenstein (1583-1634) che sarebbe morto di febbre a settant’anni. Wallenstein, avventuriero e comandante ribelle di truppe imperiali, fu ucciso il 25 febbraio 1634, in obbedienza ad un bando imperiale che ordinava di catturarlo vivo o morto. I personaggi importanti erano ottimi clienti degli astrologi, che spesso erano anche medici e questi, compreso Cardano, non si facevano certo pregare per soddisfare le loro esigenze, traendo per lo più oroscopi favorevoli o, talora, oscuri, una miscela di realtà e di finzione, adducendo come scuse, in caso di errore, l’aver trascurato qualche elemento o il sopravvenire di fenomeni imprevisti, magari correggendo i risultati se si allontanavano troppo dallo svolgersi degli avvenimenti. Queste manipolazioni non erano prerogative di Cardano, che giunse a correggere perfino il proprio autoroscopo. Il celebre matematico e astrologo Luca Gaurico (1476-1558), ad esempio, aveva spostato al 1484, perché risultasse vera un’antica profezia, l’anno di nascita di Martin Lutero (1483-1546).
Venendo ora all’oroscopo di Cristo, per il quale fu accusato di eresia, Cardano non fu né il primo né l’ultimo a occuparsene. Fra i primi a farlo furono il cardinale Pierre d’Ailly (1350-1425) e Luca Gaurico e, dopo Cardano, Giovanni Keplero. Mentre i primi tre avevano trattato il tema della nascita di Cristo basandosi sui dati convenzionali, secondo i calcoli di Keplero essa doveva collocarsi nella primavera del 6 a.C. Date le due nature, divina ed umana, di Gesù non sembrava assurdo applicare all’uomo le limitazioni del destino astrale. Tuttavia la Chiesa, che non vedeva di buon occhio l’astrologia in generale, non poteva accettare gli oroscopi di Cristo [20]. Si può concordare con chi ha definito Cardano opportunista e probabilmente in mala fede, come minimo in contraddizione con le regole del buon astrologo da lui stesso proposte [21]. Opportunisti e in mala fede furono, del resto, tutti gli astrologi più o meno in vista. I loro errori non erano, però, più frequenti di quelli della medicina le cui fondamenta scientifiche pochi erano in grado di contestare [22]. È presumibile che anche Cardano avesse commesso errori come medico, che cercò di tenere nascosti, mentre si vantò più volte delle numerose, strepitose guarigioni ottenute. Le sue idee saranno anche state spesso poco chiare, confuse e contraddittorie, "tuttavia nessun medico del suo secolo lasciò una più profonda impronta nella medicina, nessun medico del suo tempo ha dato origine ad una figura così semileggendaria" [23]. Nella sua opera sono già apprezzabili "idee e metodi d’indagine destinati ad erodere il vecchio tessuto della scienza tradizionale e a far valere i nuovi criteri dell’osservazione sperimentale" [24].