Gianni Battimelli

 

Le immagini e i documenti, che pubblichiamo in questo dossier, provengono quasi esclusivamente dall'archivio personale di Edoardo Amaldi, depositato presso il Dipartimento di Fisica dell'Università "La Sapienza" di Roma.

Desideriamo ringraziare Ugo e Francesco Amaldi per la gentilezza con cui hanno messo a disposizione questi ricordi, i documenti e l'album di famiglia.

Immagini e documenti sono stati esposti in una mostra fotografica presentata nell'estate 2002 a Madonna di Campiglio ("Rifugio Graffer"), organizzata da Gianni Battimelli e Bruno Maraviglia.

 


Fermi e i ragazzi
di via Panisperna
in montagna

 

Sul finire degli anni Venti, si riunì all'Istituto di Fisica dell'Università di Roma (sito in via Panisperna e diretto da Orso Mario Corbino) un gruppo di giovani fisici raccolto intorno alla figura di Enrico Fermi. Nel 1927, all'età di ventisei anni, Fermi aveva ottenuto la nomina a professore di Fisica teorica (la prima cattedra in Italia con questa designazione).
Grazie alla influenza decisiva della sua personalità scientifica e ad una oculata politica della ricerca, nel giro di pochi anni i "ragazzi di via Panisperna" si trasformarono in uno dei più agguerriti gruppi di ricerca nel neonato settore della Fisica nucleare, giungendo nel 1934 a produrre dei risultati di assoluto rilievo internazionale nel campo della radioattività artificiale e della fisica dei neutroni. Questi risultati valsero a Fermi l'attribuzione del premio Nobel nel 1938.

La foto mostra, nell'anno cruciale 1934, i membri del gruppo che collaborarono alle ricerche che abbiamo appena citato: da sinistra a destra, il chimico Oscar D'Agostino, Emilio Segrè, Edoardo Amaldi, Franco Rasetti ed Enrico Fermi (la foto fu scattata dal più giovane componente del gruppo, Bruno Pontecorvo).

 


Cosa ci fa una foto di un gruppo di fisici nucleari all’ingresso di un rifugio delle Dolomiti?


La quasi coincidenza del centenario della nascita di Enrico Fermi, celebrato nel 2001, con l’anno internazionale della montagna (2002) ha offerto il pretesto per guardare alla vicenda del gruppo di via Panisperna sotto un angolo inusuale. Per una volta, abbiamo tralasciato i contributi scientifici per cui questi personaggi sono giustamente ricordati come figure di spicco della cultura italiana del secolo passato. Ci siamo concentrati invece su un aspetto secondario ma non privo di interesse della loro storia, quello costituito dal forte rapporto con la montagna e l’alpinismo che essi hanno condiviso per un significativo periodo, tra di loro e con altri giovani scienziati dell’ambiente romano dell’epoca.