G. C. Barozzi

Si svolge in questi giorni a Cattolica il 3° Congresso nazionale dell'ADT
(4-5-6 ottobre).
Nell' occasione abbiamo rivolto alcune domande al Presidente dell'Associazione, Giulio C. Barozzi

 

Palmari o calcolatrici?
Risponde Giulio C. Barozzi
(a cura di D. Poletto)


Come presentare, in poche parole, l'ADT? La sua storia, i suoi obiettivi.

La nostra Associazione, che conta al momento circa 400 iscritti tra docenti universitari e insegnanti di scuola secondaria, è una organizzazione senza fini di lucro che ha come obiettivo di "migliorare e valorizzare l'insegnamento della matematica e delle scienze sperimentali attraverso l'uso delle nuove tecnologie" (art. 1 dello Statuto).
E' nata nell'ottobre del 1998; pubblica una rivista ("Ipotesi", Direttore Mauro Cerasoli) e un CD, giunto alla sua seconda edizione, che raccoglie articoli, unità didattiche, schede di lavoro e ogni altro materiale attinente l'uso delle tecnologie nell'insegnamento della Matematica e delle scienze sperimentali. Ha organizzato due Congressi Nazionali (a Preganziol nel 1999, a Montesilvano nel 2000). Il terzo si svolgerà a Cattolica in questi giorni. Ha stipulato convenzioni con gli IRRSAE di Lombardia ed Emilia e Romagna e ha ottenuto dal Ministero dell'Istruzione il riconoscimento quale "soggetto qualificato per attività di formazione" ai sensi del D.M. 177/2000.
La sua prevalente attività, grazie a una rete di una trentina di "formatori" distribuiti su tutto il territorio nazionale, è quella di tenere corsi di aggiornamento per insegnanti: solo nel 2000 sono stati complessivamente 61 per complessive 339 ore e 1016 partecipanti. Queste attività sono rese possibili da una convenzione stipulata con Texas Instruments, che contribuisce alle spese dell'Associazione. Ovviamente questo sforzo finanziario da parte di tale società non è dettata dalla pura munificenza, ma dall'intento di far conoscere le potenzialità di alcuni suoi prodotti. ADT giudica lungimirante una politica di marketing, che preferisce investire nell'aggiornamento degli insegnanti piuttosto che, ad esempio, nei Caroselli televisivi o nei programmi a quiz.

 


A quale pubblico si rivolge il Convegno: a vecchi e a piu' recenti utilizzatori delle macchinette TI? Oppure cercate di coinvolgere nuove persone nel progetto? Sara' un Convegno di riflessione e/o di bilancio oppure di presentazione delle possibilita' della TI?.

Agli uni e agli altri. Gli obiettivi del Congresso sono:
- fare un bilancio delle attività svolte nel campo dell'uso delle tecnologie nella didattica della Matematica e delle scienze sperimentali, sia che queste abbiano coinvolto membri dell'Associazione, sia che abbiano riguardato altre persone;
-scambiare esperienze (anche con l'estero: due relatori sono inglesi, un altro svizzero);
-
anche (perché no?) fare azione di proselitismo.
Ci teniamo molto però a precisare che la nostra Associazione non si rivolge solo agli "utilizzatori delle macchinette TI" ma anche eventualmente di "macchinette" (noi preferiamo chiamarle "tecnologie palmari") di altre marche e di software scientifico in genere: lo dimostra ad esempio il fatto che al Congresso, su 14 comunicazioni di Matematica, 8 sono sull'uso di strumenti diversi dalle calcolatrici (Derive, Cabri, Logo, G-Mondo ecc.).

 


Quali sono i vantaggi, per l'insegnamento e per l'apprendimento della TI?

Se vogliamo limitarci a parlare solo delle tecnologie palmari, è bene distinguere tra calcolatrici solo grafiche e calcolatrici anche simboliche. Ai vantaggi offerti dalle calcolatrici grafiche (ad esempio la possibilità di esplorare l'andamento di una funzione sia dal punto di vista numerico che grafico, di calcolare e visualizzare immediatamente la "curva dei minimi quadrati" relativa a dati sperimentali, solo per citarne alcuni) si aggiungono quelli offerti dalle calcolatrici simboliche (non ultimo il sostegno per gli alunni più deboli). Ma ciò che soprattutto cambia con la presenza delle calcolatrici in classe è l'impostazione, lo spirito con cui si lavora; sorgono spontanee domande come: "cosa succede se si cambia questo parametro?", "questo particolare comportamento o proprietà è casuale o si presenta regolarmente e sotto quali condizioni? E perché?" La metodologia della scoperta guidata è particolarmente favorita, l'alunno viene stimolato a porsi domande, a formulare congetture, a esplorare situazioni.

 


Come dovrebbero cambiare i programmi di Matematica e anche le prove degli esami di stato, con l'introduzione della calcolatrice?

La domanda è tutt'altro che banale e non è facile rispondere in poche righe. Comunque ci proverò. La nostra Associazione auspica una evoluzione dei programmi di Matematica e soprattutto della prassi didattica che dia una minore importanza al calcolo fine a se stesso, ai lunghi e ripetitivi esercizi di Algebra che mortificano la curiosità intellettuale e lo spirito critico degli studenti, alle minuzie e ai "trucchi" (penso ad esempio ai radicali doppi, alle equazioni reciproche di prima e seconda specie, all'integrazione delle funzioni razionali fratte, con tutti i vari casi e sottocasi...) e fanno perdere di vista ciò che veramente è importante nello studio della Matematica: il significato di ciò che si fa, lo spirito di ricerca, la curiosità intellettuale, il desiderio della scoperta... Se volessimo riassumere con uno slogan, questo potrebbe essere "meno calcoli (manuali) ma più consapevoli".
Non si dimentichi poi che l'uso delle calcolatrici favorisce particolarmente la trattazione di certi argomenti oggi piuttosto trascurati nella prassi didattica come l'Aalgebra lineare, la Statistica, la rappresentazione di curve in coordinate polari e in forma parametrica.

 


Un'ultima domanda ... un po' cattiva. Ma perché si dovrebbero investire le risorse scolastiche per acquistare calcolatrici, mentre si possono invece potenziare le aule attrezzate con PC? In fondo le calcolatrici servono solo per i programmi di Matematica e Fisica, mentre il PC puo' essere utilizzato in tutte le discipline. Il linguaggio di programmazione della TI è "strano": non sarebbe meglio insegnare linguaggi piu' utili per la prosecuzione degli studi (penso al C al C++ a Java al Perl e ai linguaggi visuali)?

La domanda non è cattiva, anzi. Intanto è una questione di "economia": al prezzo di due computer multimediali di fascia medio-bassa, si può attrezzare un intero laboratorio "mobile" con una calcolatrice simbolica ogni due studenti o una calcolatrice grafica per ogni studente. Non è poi assurdo pensare che la calcolatrice grafica possa essere acquistata direttamente dagli studenti: il suo prezzo è dello stesso ordine di grandezza di un buon vocabolario o di uno zainetto firmato e senz'altro molto inferiore a quello di un telefonino (che l'80% degli studenti di scuola media già possiede).
Proprio il fatto che il PC sia utilizzabile (e sempre più utilizzato) da tutte le materie, dall'Italiano alla Lingua Straniera, dalla Storia dell'Arte al Disegno Tecnico, rende consigliabile l'uso di un "laboratorio" per Matematica e le materie sperimentali che sia utilizzabile dovunque e in qualunque momento, senza i vincoli di aule, di orario, di accessibilità e disponibilità che invece ha un "laboratorio fisso". Lo strumento di calcolo e di visualizzazione, per essere veramente efficace, deve essere disponibile in aula ogni volta che è necessario e non solo la prima ora del martedì o la quarta del venerdì (ammesso che la cosiddetta "Aula di Informatica" sia libera).
Quanto al linguaggio di programmazione delle calcolatrici, non è poi così "strano"! E' un signor linguaggio con tutte le strutture di controllo necessarie e, per di più, con la possibilità di utilizzare le funzioni di calcolo simbolico dell'ambiente di calcolo: provate a fare un programma in C++ per fattorizzare un polinomio o uno in Java per determinare una primitiva di una funzione!
Si tenga anche conto del fatto che l'insegnante di Matematica non ha l'obiettivo di creare dei piccoli programmatori professionisti ma gli interessano gli aspetti computazionali e algoritmici della sua disciplina e per questo il linguaggio delle calcolatrici (con i suoi bravi "IF...THEN....ELSE", "FOR...." "WHILE..." ecc.) serve benissimo alla bisogna.