Nelle scorse settimane abbiamo dato notizia dell'incontro di Castiglioncello del 10 aprile, per discutere il progetto di una "Società di Storia delle Scienze":
Pubblichiamo adesso un articolo di valutazione di Carlo Bernardini, che dell'assemblea di Castiglioncello era stato promotore
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Dopo Castiglioncello: il progetto di una società di Storia delle Scienze

di Carlo Bernardini

Questa è una ricostruzione molto personale di una giornata nella quale, con molti amici e colleghi interessati al problema, siamo riusciti – mi sembra – a parlare con franchezza delle sorti né magnifiche nè progressive della Storia delle Scienze in Italia.
E’ successo il 10 aprile scorso a Castiglioncello, nelle sale del Castello Pasquini messo generosamente a disposizione dall’amministrazione comunale di Rosignano Marittima.
Voglio raccontare come è andata.
Qualche tempo fa, mi ero messo a considerare seriamente il problema dell’assenza di contenuti storici nelle discipline scientifiche di cui si parla nelle scuole e nelle Università. A costo di dire banalità , voglio anticipare che mi era sembrato evidente – almeno per il caso dei fisici, in mezzo ai quali vivo – che tutti (dico tutti) i miei colleghi nella fascia di età, diciamo, tra i 35 e i 55 anni - nella quale il piacere professionale è ancora fatto di invited talks e di lavori accettati da riviste con referees sono diffidenti verso la storicizzazione dell’attività di ricerca. Diffidenti è dir poco, quasi un eufemismo: si avverte una punta di disprezzo, un’accusa di parassitismo, o peggio. Non così i più giovani, studenti e dottorandi in particolare, che accettano l’interesse del settore ma non vi si dedicano perché non è chiaro quali prospettive di impiego esso offra. Né si trova lo stesso atteggiamento nei colleghi over – 55 (salvo una minoranza per la quale la diffidenza si è cronicizzata): questi colleghi più anziani percepiscono, forse, che non può esistere una cultura senza una storia. Siccome, però, i colleghi rampanti dell’età di mezzo sono quelli che fanno il buono e il cattivo tempo nei Dipartimenti, la situazione delle discipline storiche delle Facoltà di Scienze è generalmente grama: poche cattedre, pochi allievi, pochi soldi. Non così nelle Facoltà di Lettere e Filosofia, dove gli storici di ogni provenienza non sono subalterni; anzi hanno un loro proprio lustro che li rende graditi anche ai mezzi di comunicazione, all’amministrazione, ai politici. E’ il premio che ricevono per il loro parlare di antichi problemi ancora non entrati nel senso comune, con un linguaggio che a molti appare gradevolmente accessibile.
Per questi motivi, mi ero deciso – ultimo arrivato, dovrei dire per onestà intellettuale – a tentare di suscitare un moto di orgoglio specialistico tra i colleghi storici – scienziati, convocandoli con una proposta a Castiglioncello. Il che è avvenuto. La discussione c’è stata. I problemi a cui ho accennato - mi si è confermato - non sono fantasmi. Semmai, sono accompagnati da aggravanti: la scarsa abitudine degli storici – scienziati alla collaborazione su scala nazionale; la difficoltà di mantenere competenze specialistiche di qualità elevata; l’età media inesorabilmente alta.
Per questo motivo, si è esaminato il modello dell'Istituto Nazionale di Fisica, con l’idea di adottarlo e adattarlo a un ambiente di storici- scienziati come Istituto Nazionale di Storia delle Scienze. Se tutto va bene, già a Cosenza, al Convegno annuale degli Storici della Fisica, l’8 giugno mattina si potrà discutere una proposta istitutiva preparata da un gruppo di studio designato dall’assemblea a Castiglioncello e composta da Giuseppe Giuliani (Pavia), Angelo Guerraggio (Milano) e Maria Grazia Ianniello (Roma). Inoltre, sono stati indicati 4 responsabili regionali a cui far capo per adesioni e suggerimenti: Arcangelo Rossi, Giorgio Dragoni, Pasquale Tucci e Fabio Bevilacqua, rispettivamente per Sud, Centro, Nord Est e Nord Ovest. Il passo veramente difficile sarà quello di trovare un supporto politico convinto della necessità di portare avanti la costituzione dell’Istituto. Il problema non è certo di entità di investimenti, perché la previsione di spesa è di ordini di grandezza inferiore a quella di altri grandi Enti di Ricerca. Né un massiccio reclutamento di giovani può allarmare il legislatore, quando si diano garanzie sulla qualità delle procedure. Il problema è, ahimè, la capacità di agire compatti e farsi accettare da un ambiente accademico che non conosce la generosità intellettuale. Che e che cosa sia messo in pericolo da questa iniziativa, per doverosa che possa apparire, non è mai dato figurarselo con sufficiente immaginazione. Vero è che, a Castiglioncello, i presenti hanno manifestato una notevole unità di intenzioni e di vedute; ma il problema, come tutti sanno, sono gli assenti.
Sono ottimista di formazione: almeno in questo, l’insegnamento di Edoardo Amaldi si vede. So che in questo ambiente i Matematici hanno migliori tradizioni dei Fisici, che però hanno avuto capacità organizzative che possono risultare utili a tutti, anche ai Chimici e ai Biologi. Abbiamo preso l’impegno, Enrico Bellone ed io, di guidare i passi iniziali di questo sogno; e non ci tireremo indietro. Speriamo che il prossimo Bollettino (così vogliamo chiamarlo) contenga iniziative concrete.